UNA COLECISTITE
LUNGA DUE MESI

Questa è la vera storia di
quello che mi è successo dal 08 d’ottobre al 19 novembre del 2009, “una
colecistite quasi mortale”



Prima di raccontare l’accaduto (alla mia
persona) vorrei qui dire alcune cose e delucidazioni su cosa sia una colica
biliare e le sue complicanze nell’ambito del decorso.

 

Premessa:

La colecisti è una piccola sacca posta
sotto il fegato e precisamente a destra, sotto lo sterno della cassa toracica,
questa piccola otre o vescica, raccoglie la bile che secerne il fegato e la
immette nei piccoli dotti (chiamati anche coledoco nella fase di uscita) che
sono indirizzati alla colecisti, dove è raccolto la bile che a sua volta è
rilasciata nel basso intestino per digerire i cibi che s’ingeriscono, facilitando
così la digestione, e l’espulsione delle scorie attraverso l’intestino.



Le cause delle coliche biliari sono
molteplici e ne elenco qui qualcuna:

1) L’obesità

2) Il dimagrimento repentino in poco tempo
(io ho perso 12kg in un mese per il dolore quando mia moglie è deceduta)

3) accumulo di Sali minerali contenuti
nelle verdure (per chi è strettamente vegetariano)

4) accumulo di grassi (colesterolo)
animali.

 

L maggior parte della popolazione mondiale
per circa l’80% ha i calcoli alla Cistifelia ma non sa di averli se non ha
delle coliche che le facciano fare degli accertamenti mirati come una ecografia
all’addome, e anche se vengono riscontrati senza avvertire dolore (coliche) non
necessariamente devono essere operati, vi è da dire che i grossi calcoli non sono
quelli che fanno venire le coliche ma sono di solito quelli piccolissimi grandi
come un granello di riso che si infilano nei dotti biliari (coledoco) che fanno
venire le coliche anche dolorosissime a volte come nel mio caso, a volte nella
cistifelia si può formare della sabbia o palta che può portare L’itero fuori
parametro colorando la cute e le urine di un giallo molto forte a volte che
tende al verde e le feci di colore argilla, tutto questo quando è molto alta la
bilirubina nel caso dei calcoli biliari, in questo caso ci sono dei medicinali
che sciolgono e rendono fluida la bilirubina, questo acido che scioglie i
liquidi della bile raccolta nella cistifelia è l’acido ursodesossicolico,
naturalmente è sempre meglio un parere di un medico specializzato.

Fatta questa piccola premessa, eccomi al
racconto della mia piccola odissea:

il 27 di agosto del 2008 a fine vacanze ho
avuto una piccola colica, (la mia prima ma non consapevole che fosse veramente
una colica biliare), dopo quasi sette ore di questo mal di stomaco (è così che
si manifesta) e sempre in crescendo, decisi di recarmi al pronto soccorso,
venni quasi subito visitato ed intervistato sui sintomi e la densità del dolore,
e dopo una puntura intramosculare di voltaren e successiva flebo di antispasmodico,
il dolore si attenuò fino a sparire del tutto, mi sembrava di rinascere a nuova
vita dopo sette ore di sofferenza, successivamente il medico di turno mi fece
fare i soliti analisi ematocriti e una schermografia all’addome e in ultima
analisi una ecografia da dove si evidenziavano molto bene due calcoli di
colesterolo uno della misura di 2cm ed un altro della misura di 1cm.

Il medico di guardia del pronto soccorso mi
spiegò che in questi casi non ci sono molte cose da fare … bisognava togliere
la cistifelia onde evitare complicazioni, ma visto che ero alla mia prima
colica biliare, mi consigliò di farmi rivedere successivamente, ed in quella
occasione si sarebbero presi eventuali provvedimenti; nel frattempo (vista
l’infiammazione della colecisti) mi mise sotto protezione per una settimana con
degli adeguati antibiotici, con la riserva di farmi rivisitare sempre da Lui
(il medico di guardia) dopo sei giorni.

Come sempre succede, (quando si sta bene)
mi dimenticai molto presto di quel consiglio molto appropriato e mirato che il
medico mi fece, passai gli ultimi giorni d’estate senza mai accusare nessun
dolore, fino alla primavera successiva, quando iniziarono in sordina i lievi
mal di stomaco che si concentravano al centro del plesso solare e piano, piano
sempre in crescendo si irradiavano alla parte destra fino a prendermi la
schiena sotto la scapola destra, naturalmente mi attrezzai per l’occasione con
degli antidolorifici come il volatren da somministrarmi personalmente in via
intramuscolare; purtroppo i dolori si fecero 
sempre più vicini nel tempo, era quasi un appuntamento settimanale, il
fine settimana tra il sabato e la domenica mi ritrovavo nel problema, ormai era
una situazione insostenibile, non potevo più dilungarmi oltre (anche perché
stavo molto male ed ogni volta sempre peggio e non potevo intossicarmi con i
farmaci) bisognava prendere una decisione radicale (farsi operare), in quel
periodo della primavera del 2009, (stavo ancora lavorando) e mi sono fissato
una data per per risolvere definitivamente il problema colicistico, ma … ma …
mi mancavano solo pochi mesi per la mia uscita definitiva dal lavoro per andare
in pensione, e così decisi che la cosa ottimale era quella di arrivare
all’anelato traguardo della meritata pensione per poi dedicare alla mia persona
tutto il tempo necessario per curarmi; e così feci, a giugno di questo anno mi
dimisi dal mio posto di lavoro; passai l’estate in relativa tranquillità senza
dolori, ma a settembre ricominciai con le coliche molto dolorose, così dopo l’ennesima
corsa al pronto soccorso dell’ospedale decisi di prenotarmi per l’operazione
della colecisti, i tempi di attesa non erano biblici come in altri casi ma
comunque molto in là nel tempo, si parlava di 3/4 mesi di attesa, sconfortato
dal lungo periodo presi atto della notizia e mi prenotai per l’intervento.

Non passarono molti giorni che il giorno 08
ottobre (dopo aver chiamato il 118) il solito medico di guardia viste le mie
condizioni precarie e la prenotazione fatta a suo tempo decise di ricoverarmi
in reparto, ero molto sollevato vista la lunga lista di attesa, ma non sapevo
ancora a cosa poi sarei andato incontro.

Ero ormai ricoverato in reparto da diversi
giorni con flebo di soluzioni fisiologiche attaccati al braccio con
antidolorifici e antibiotici annessi nonché protettori gastrici, insomma un bel
coctail di medicinali; avevo perso il sonno perché le varie infusioni mi
portavano al bagno ogni ora a menzionare, il digiuno che mi era stato imposto
dall’equipe medica ormai si protraeva da quasi una settimana e vedevo il mio
corpo deperire giornalmente (anche se le flebo mi sostentavano) il mio
deperimento organico cominciava a dare le sua avvisaglie come la perdita di
peso, non ultima si era aggiunta la colorazione dell’epidermide di un colore
giallognolo, che i medici non avevano ancora riscontrato, fui io a dire al
medico: ma scusi Professore non mi trova un pochino giallo? Si mi rispose il
medico effettivamente la trovo giallo, facciamo delle analisi specifiche e
vediamo la bilirubina a che livello è; beh la bilirubina era al livello 8 il
suo valore normale va da 0,25 a 1 massimo, era inequivocabile che il sangue si
stava avvelenando a causa di qualche ostruzione biliare.

Venni subito indirizzato a fare una
risonanza magnetica semplice per vedere se le vie biliari erano ostruite, e
successivamente una risonanza magnetica con liquido di contrasto (avevano
sbagliato i medici nella richiesta) questo succedeva un martedì, ma la
risonanza magnetica era stata prenotata dall’ospedale per il martedì successivo,
una settimana di calvario prima di fare l’esame, anche perché ormai ero a
digiuno da 15 giorni, naturalmente non avevo appetito (tolti i primi giorni) lo
stomaco si era chiuso, continuavo con i vari flebo e non riuscivo a capire come
mai mi stessero ancora somministrando degli antidolorifici, quando in realtà
non avevo più dolori da quando sono stato ricoverato, decisi allora di andare a
chiedere lumi al Professore che era anche il Primario del reparto … insomma il
capo, e dopo aver chiesto del protocollo che mi stavano applicando, mi fu data
una risposta stizzita da parte del Primario, chiedendomi di fare il bravo e di
fare giudizio, dopo aver chiesto cortesemente che cosa servissero tutti quegli
antidolorifici, mi venne data una risposta poco chiara, mi fu detto che il
protocollo e la cura che mi stavano somministrando serviva a mettermi sotto
protezione, accettai di buon grado (anche se non convinto del tutto) il
verdetto del Primario e mi quietai aspettando il giorno della risonanza
magnetica che loro chiamano colangiografia, quel giorno arrivò e mi venne fatta
la risonanza magnetica dal quale si evidenziava una ostruzione del coledoco (la
parte che fuoriesce dalla cistifelia e si immette nello stomaco basso dove
viene rilasciata la bile) una ostruzione pari a 5mm. Come la dimensione di una
lenticchia, questa ostruzione provocava l’interruzione della bile allo stomaco
(anche se non mi recava dolore) il coledoco e/o tubicino che collega la
cistifelia allo stomaco basso andava liberata, per liberare il coledoco
bisognava fare una “RCP” che nel gergo si chiama “Gastroscopia” cioè scendere
dalla bocca con un tubicino attrezzato di luce e bisturi e sacchetto per
raccogliere l’intrusione (la famosa lenticchia).

Passarono ancora tre giorni, diventavo
sempre più giallo le urine erano ormai di colore arancio, gli escrementi di
colore argilla, il non riposare, il non alimentarmi (ne di giorno e ne di
notte) mi aveva reso molto debole, avevo già perso circa 5kg, e tutti di
muscolatura, il corpo si stava cannibalizzando, visto che di grassi non ce ne
erano più l’unica cosa che si poteva intaccare erano i muscoli, (l’ospedale
comunque indebolisce a prescindere).

Finalmente la famosa “RCP” (Gastroscopia)
mi venne effettuata, mi spruzzarono in bocca una specie di anestetico (presumo
novocaina), e mi fu detto di deglutire per anestetizzare anche lo stomaco, mi
fecero una intramuscolare di un calmante, mi misero in bocca un boccaglio con
un buco dove venne inserito un tubo attrezzato per la bisogna, sdraiato
supinamente con la faccia leggermente rivolta a destra, inizio l’operazione per
l’estrazione del calcolo che si era fermato nel coledoco, mi fu tagliata la
papilla (ho sentito un pochino di dolore) la pinza venne inserita per afferrare
il calcolo di 5mm. E tutto finì, fui lasciato ancora un pochino su di un
lettino volante per poi essere riportato in reparto.

Non stavo molto bene, un dolore
(sopportabile) nel basso stomaco non tendeva a lenirsi; rientrato in reparto
dissi al Primario: il sassolino (calcolo) è stato tolto, lui mi rispose tutto
soddisfatto bene, bene adesso può nutrirsi anzi disse all’infermiera: dieta
libera al paziente, naturalmente io che non stavo molto bene dissi al Primario
senta dottore: ho un dolore diffuso nel basso dello stomaco non un male insopportabile
ma un male continuo, rimase perplesso per alcuni secondi e mi disse di
continuare la dieta ad acqua e flebo sospendendo la prima istanza di
alimentarmi con dieta libera, finché non si erano fatti gli esami del sangue
che dovevano dare un parere sia sulla bilirubina che sulle condizioni del
pancreas e di tutto l’apparato epatico.

Con molto sconforto aspettai le sei del
mattino che mi venisse fatto il prelievo per vedere se gli esami del sangue
davano esito positivo, non fu così purtroppo, l’operazione che avevo fatto la
“RCP” Gastroscopia mi aveva fatto incazzare il pancreas portandolo a dei valori
molto alti 2000 invece di 100.

Il mio digiuno continuava ormai erano 20
giorni, tutta l’equipe medica non voleva ammettere che ci fosse stata una
pancreatite dovuta all’intervento della Gastroscopia, finché un medico fuori
dal coro ammise che si!! Vi era stata una pancreatite e che bisognava far scendere
le eminasi (così si chiamano nel gergo medico per il pancreas) le eminasi
scesero prima a 800 e nei successivi controlli del sangue a 102, la pancreatite
era rientrata, ma non la bilirubina che continuava a salire da 8 era passata a
12 e successivamente a 17 per andare fino a 21 e oltre fino a 30, io ero sempre
più giallo e sempre più debole perfino il farmi la barba ogni mattina era
diventata una cosa molto complicata, le flebo sempre attaccate con flaconi di
ogni tipo, il trespolo che conteneva le flebo e che mi portavo in giro per il
reparto e ai servizi igienici, sembrava un lampadario in stile impero, di notte
non vi era tregua mi cambiavo la giacca del pigiama ogni volta che mi assopivo
perché il sudare la inzuppava, la debolezza e tutti i liquidi che mi venivano
somministrati oltre a farmi menzionare ad ogni ora impedendomi di dormire un
sonno ristoratore, mi faceva sudare e costringendomi al cambio della giacca del
pigiama.

Era ormai 30 giorni che giacevo inerme in
ospedale e dopo aver rinviato per ben due volte l’operazione da parte di un
medico scrupoloso, che non riteneva opportuno operarmi con un così alto valore
della bilirubina decise di dimettermi nonostante il valore era 20 volte
superiore al minimo consentito, mi venne detto che sarebbe meglio che
ritornassi a casa a rimettermi (visto che si sono accorti del mio deperimento
organico e il mio eccessivo dimagrimento) alimentandomi, anche con proteine
animali (io sono vegetariano), per poi fare i dovuti analisi del sangue per
vedere se fossero rientrati e per fissare una data per l’operazione,

Non avevo parole per controbattere questa
decisione e accettai di buon grado il verdetto.

 

Purtroppo le cose non vanno sempre come noi
vorremmo, avevo preso la cosa di buon grado il fatto di ritornare a casa non mi
eccitava come avrebbe dovuto ma accettai il fatto di rimettermi in carne per
affrontare l’operazione con più energie ed avere un decorso operatorio più
favorevole, mi alimentai la stessa sera con alimenti animali anche se ero
contrario, mi feci una bistecca con un pochino di insalata verde, (erano 30
giorni che non mi alimentavo con alimenti solidi)  dopo cena avvertii subito un dolore alla
parte destra sotto il fegato un crescendo di dolore che mi portò subito a
chiamare l’ambulanza, per andare al pronto soccorso; il dolore ormai era fuori
controllo e nonostante la puntura e la flebo di antispasmodico non ne venivo a
capo di nulla il dolore era molto acuto e devo dire che mi fece uscire le
lacrime nonostante la mia sopportazione del dolore fosse altissima il medico di
guardia sentendomi lamentare in forma copiosa decise di farmi della morfina e
diede istruzioni all’infermiera di farmi in vena centellinata da una flebo la
morfina; si erano fatte le 10.30 del mattino successivo e fui portato nel
vecchio reparto di degenza, con grande stupore di tutta l’equipe medica che
alcune ore prima mi aveva dimesso, passò la giornata il dolore si era attenuato
ma alla sera stessa oltre le ore 22.30 una nuova colica mi sorprese un dolore
ancora più acuto che mi faceva urlare svegliando tutto il reparto, naturalmente
i medici diurni non erano presenti per prendere provvedimenti, il medico di
guardia dopo avermi intervistato  non
sapeva cosa fare se farmi o meno ancora una morfina per togliermi il dolore e
allora telefonò al primario a casa che diede il suo assenso anche se con
riluttanza a farmi la seconda morfina, e così fu che passai la notte
(distrutto) ma senza dolore.

Il mattino successivo e dopo tutte le
analisi fatte si è riscontrato che la colecisti non era solo infiammata, ma
oltremodo ormai infetta, la bilirubina ormai vicino al valore 30 non lasciava
più margine per prendere una decisione all’equipe medica, doveva essere
immediato l’intervento, il rischio era di una peritonite che mi avrebbe portato
certamente alla morte; ci fu un consulto medico di 4 dottori compreso il
primario, il quale decretò di sentire un parere diverso sia da un ematologo che
da un epatologo e così la mattina successiva arrivò in reparto un ematologo che
guardando le analisi del sangue lui si riteneva fuori dal decretare che ci
fossero problemi ematici ed infezioni del sangue pertanto rimaneva solo
l’epatologo che puntualmente arrivò la sera stessa e mi fece una intervista  su quello che mi era capitato io le feci la
mia relazione, e l’indomani mattina in un nuovo consulto medico l’epatologo
fece la sua relazione ai 4 medici di reparto dicendo che escludeva a priori
qualsiasi tipo di epatite sia: A-B-C (anche perché non vi erano virus) e che
l’unica cosa che poteva aver scatenato una così alta bilirubina fuori controllo
era solo una intossicazione da farmaci e precisamente i farmaci antidolorifici,
come il Buscopan e il Viamal  che mi sono
stati somministrati in quantità considerevole, tutto per il protocollo e la
scusa di tenere monitorato …

Senza tener conto delle due morfine che
hanno fatto anche loro una parte molto importante, e non ultima (purtroppo)
l’anestesia che mi sarebbe stata somministrata durante l’operazione.

 

Ormai bilirubina alta o no! Non vi era più
tempo per tergiversare, bisognava intervenire, era ormai venerdì, e fu
programmata l’operazione per il martedì successivo; trovo comunque un grande
azzardo da parte dei medici di intervenire ancora 4 giorni più in la, comunque
4 giorni sono passati ed il martedì è arrivato, la sera prima sono stato
preparato e rasato sia il petto che le gambe con una lametta a lama singola
delle più scadenti e fatta a secco da un infermiere sprovveduto che mi ha
ridotto le gambe due ammassi di sangue, dicendo che lui non usava il rasoio
elettrico perché non si trovava a suo agio … Mah!!! Cose incredibili, ho dovuto
subire anche questa (angheria) fastidiosa e dolorosa cosa, ma ormai potevano
farmi di tutto la mia situazione fisica (ma non psicologica) era ridotta ai
minimi termini.

Il mattino successivo mi misero un camice
senza maniche e tutto ignudo ero pronto per andare in sala operatoria, mi fecero
alcune schermografie e firmare alcuni fogli dove veniva riportato il tipo di
operazione, sia per una laparoscopia che in realtà comprende 4 buchi nella
pancia, sia per l’operazione classica di colicistectomia che si faceva un tempo
con un taglio sotto lo sterno dalla parte destra se ci fossero state complicazioni,
ed in ultimo un foglio per l’anestesia.

Era giunta l’ora, la preanestesia mi era
stata iniettata, ancora vigile ma con una calma interiore, sentivo muoversi il
mio letto sulle quattro ruote che percorreva la corsia per giungere infine alla
sala operatoria, il personale chirurgico mi chiese se riuscivo a portarmi sul
lettino operatorio, io acconsentii e con fatica mi trascinai su quel lettino
freddo e stretto, il braccio destro disteso su di una estensione laterale con
l’impianto per potermi iniettare l’anestesia finale; non vidi nessuno erano
tutti alle mie spalle, guardavo la lampada operatoria e … senza nemmeno
accorgermi mi addormentai.

Mi ero informato prima nelle mie ricerche
che tipo di anestesia veniva praticato, e mi fu detto che dopo la preanestesia
mi sarebbe stato somministrato del curaro, il curaro è un forte anestetico
ricavato da una pianta Amazzonica che gli indios originari dell’america latina
usavano e usano ancora per catturare le loro prede per mezzo di una cerbottana.

Il tipo di operazione che mi è stato fatto
è la laparoscopia che consiste nel fare 4 buchi sull’addome per poi inserire
gli strumenti attrezzati per eseguire l’asporto della colecisti, immettendo
nell’addome una grande quantità di aria gonfiandomi come un pallone e per
staccare le varie aderenze dalla pancia e per poter operare in forma più
agevole.

La colecisti era talmente marcita che
fecero fatica a chiudere il canale che arrivava dal fegato, saturando con una
graffetta, e per maggior sicurezza mi fu dato anche un punto di sutura.

La colecisti era stata eliminata, il
raccordo naturale che univa la colecisti al fegato non era più in essere, ora
direttamente dal fegato scarica la bile nel basso stomaco.

Mi svegliai solo quando sentii di essere
letteralmente catapultato dal lettino operatorio nel mio letto; sotto l’effetto
dell’anestesia non sentii grande dolore ma solo un indolenzimento all’addome, e
anche successivamente (nonostante i 4 buchi) il dolore era sopportabilissimo e
mi rifiutai categoricamente di fare ancora degli antidolorifici.

Ero ancora tutto cateterizzato con un
tubicino nel naso (naso gastrico) e un altro tubicino collegato al mio pene
(catetere) che bruciava molto, un altro ancora attaccato all’addome come
drenaggio, con grande stupore vidi che non avevo più le flebo collegate alle
braccia e mi domandavo dove mi avrebbero somministrato i liquidi … girando il
collo sentii un impedimento sul lato destro e allora capii che avevano usato la
vena del collo perché più grande visto che ormai le vene delle braccia erano
distrutte da due mesi di infusioni, la sofferenza per questi disagi era
notevole.

Il giorno dopo l’operazione un medico amico
mi tolse il naso gastrico sfilandomi il tubicino dalle narici, il giorno
successivo il catetere mi fu tolto dal Primario, e allora cominciai ad essere
autonomo per accedere al bagno, con grande fatica e forza di volontà mi
trascinavo giù dal letto per andare ai servizi, ogni volta che scendevo e
salivo dal letto l’addome mi faceva male, l’effetto dell’anestesia se ne era
andato e per non compromettere ancora di più l’innalzamento della bilirubina,
rifiutavo tutti gli antidolorifici (il male era sostenibile) mi veniva
somministrato solo antibiotici, 2 litri di fisiologica, protettore gastrico, e
punture sulle braccia di eparina per evitare eventuali trombosi.

 

Sono passati ancora 4 giorni prima di poter
alimentarmi con una pastina e frutta cotta, ormai era oltre un mese che non
ingerivo cibo, pesavo 66kg. Avevo perso 10 kg. E mi sentivo sempre più debole, i
muscoli delle gambe e delle braccia si erano consumati, fare qualsiasi
movimento mi era molto difficile, anche il camminare per andare al bagno
stentava, ero sull’orlo di un vero collasso, così (anche se non condividevo) mi
venne somministrata una trasfusione di sangue, i valori ematologici erano molto
bassi, e l’anemia era evidente dai sintomi che manifestavo.

 

Piano, piano le forze stavano risalendo, e
anche l’alimentazione priva di grassi veniva ben tollerata dal mio organismo,
la trasfusione di sangue aveva dato i suoi risultati positivi, e cominciavo a
deambulare per la corsia dell’ospedale con più sicurezza nelle gambe, anche il
gestire la pulizia del corpo (sempre con fatica) mi tornava più facile.

Tutte le mattine aspettavo con ansia
l’arrivo del medico di turno per chiedere lumi sulla mia degenza, venivo
visitato e palpeggiato nell’addome per vedere se tutto era a posto e se non vi
fossero edemi dovuti all’operazione, solo una canula come drenaggio avevo
ancora posizionata sulla parte destra dell’addome, dove pochi liquidi epatici
venivano raccolti in una sacca ai piedi del letto.

Anche le canule posizionate sul collo che
mi davano tanto fastidio mi vennero tolte, finalmente libero … il giorno
successivo mi venne tolto anche il drenaggio dall’addome, mi muovevo
decisamente più saldo privo di impedimenti, potevo raggiungere la macchinetta
del caffè posizionata al piano terreno e farmi anche una passeggiata intorno
alla struttura del reparto, respirando aria pura; e un altra settimana era
passata, aspettavo le dimissioni, che, nei tre giorni successivi arrivarono, mi
sentivo sollevato ma ancora con la pelle giallognola per via della bilirubina
(ittero) che scendeva molto piano le analisi la posizionavano a 8, ma in confronto
al valore 30 era un bel successo.

 

Il Professore e Primario del reparto,
finalmente firmò le mie dimissioni dicendomi: “ecco il miracolato ristabilito”,
e dopo le raccomandazioni d’ufficio fatemi di mangiare con moderazione e solo
senza grassi, fui congedato; il mio spirito era alto ma non a sufficienza per
affrontare un viaggio verso casa anche se pur breve (l’ospedale dista 500m. in
linea d’aria da casa mia). Così appena fuori dalla struttura ospedaliera presi
un taxi, che in pochi minuti mi portò a casa.

 

Ora mentre ho avuto la forza di scrivere
questa mia piccola odissea, dopo 15 giorni a casa sono aumentato di 5kg. Sono a
70 kg. Me ne mancano 5 per ritornare il mio peso forma, anche le successive
analisi del sangue che ho fatto portano gli esiti della bilirubina quasi ai livelli
normali, e anche il giallore che mi ha accompagnato per due mesi se ne sta
andando, però … sento che mi manca qualcosa, la mia cistifelia a cui ero tanto
affezionato.

Non ho mai subito operazioni e tanto meno
ricoveri in ospedale nei miei 59 anni di età, ho recuperato e dato molto in
questa avventura mortale … e spero che per almeno per altri 59 di vivere sano
come ho sempre vissuto, e con le mie idee di alimentarmi in forma sana
“Vegetariana” e non come dicevano i medici che noi siamo onnivori e dobbiamo
alimentarci anche con alimenti animali, non è vero che l’essere umano è
onnivoro, io ho sempre saputo che è fruttidoro e verduriforo, pertanto il
rispetto che ho per ogni forma vivente, non mi farà mai e poi mai cambiare idea
sulla mia alimentazione.

 

wlady