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Nodi magnetici che possono perforare la superficie e intrappolare la materia sottostante

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Un’illustrazione di una tempesta solare nello spazio
ILLUSTRAZIONE: MARK PERNICE

Ecco che arriva il sole – Per porre fine alla civiltà

by Matt Ribelfrom Wired Website

Ogni tanto, la nostra stella spara una bomba al plasma in una direzione casuale. La nostra migliore speranza la prossima volta La Terra è nel mirino? Condensatori.

Per un fotone, il sole è come una discoteca affollata.

Ci sono 27 milioni di gradi all’interno e sono pieni di corpi eccitati: atomi di elio che si fondono, nuclei che si scontrano, positroni che si allontanano furtivamente con i neutrini. Quando il fotone si dirige verso l’uscita, il viaggio durerà in media 100.000 anni. (Non c’è un modo rapido per superare 10 settilioni di ballerini, anche se ti muovi alla velocità della luce.)

Una volta in superficie, il fotone potrebbe partire da solo nella notte. Oppure, se emerge nel posto sbagliato al momento sbagliato, potrebbe ritrovarsi bloccato all’interno di un’espulsione di massa coronale, una massa di particelle cariche con il potere di sconvolgere le civiltà. La causa del putiferio è il campo magnetico del sole.

Generato dall’agitazione di particelle nel nucleo, ha origine come una serie di linee ordinate da nord a sud. Ma latitudini diverse sulla stella fusa ruotano a velocità diverse: 36 giorni ai poli e solo 25 giorni all’equatore. Molto rapidamente, quelle linee si allungano e si aggrovigliano, formando nodi magnetici che possono perforare la superficie e intrappolare la materia sottostante.

Da lontano, le macchie risultanti appaiono scure.

Sono conosciute come macchie solari. Tipicamente, la materia intrappolata si raffredda, si condensa in nubi di plasma e ricade in superficie sotto una pioggia coronale infuocata. A volte, però, i nodi si districano spontaneamente, violentemente. La macchia solare si trasforma nella bocca di una pistola: i fotoni brillano in ogni direzione e un proiettile di plasma magnetizzato spara verso l’esterno come un proiettile.

Il sole ha giocato a questo gioco della roulette russa con il sistema solare per miliardi di anni, a volte sparando diverse espulsioni di massa coronale in un giorno. La maggior parte non si avvicina alla Terra. Ci sarebbero voluti secoli di osservazione umana prima che qualcuno potesse fissare il barile mentre accadeva.

Alle 11:18 del 1 settembre 1859, Richard Carrington, proprietario di una fabbrica di birra e astronomo dilettante di 33 anni, era nel suo osservatorio privato a disegnare le macchie solari, un atto importante ma banale di registrazione. In quel momento, le macchie eruttarono in un raggio di luce accecante.

Carrington corse via in cerca di un testimone. Quando tornò, un minuto dopo, l’immagine era già tornata alla normalità. Carrington trascorse quel pomeriggio cercando di dare un senso all’aberrazione.

Il suo obiettivo aveva catturato un riflesso vagante?

Una cometa o un pianeta sconosciuto era passato tra il suo telescopio e la stella?

Mentre si stufava, una bomba al plasma si lanciò silenziosamente verso la Terra a diversi milioni di miglia orarie.

Quando si verifica un’espulsione di massa coronale, ciò che conta di più è l’orientamento magnetico del proiettile. Se ha la stessa polarità del campo magnetico protettivo terrestre, sei stato fortunato:

I due si respingeranno, come una coppia di barre magnetiche posizionate da nord a nord o da sud a sud. 

Ma se le polarità si oppongono, si schianteranno insieme.

È quello che è successo il 2 settembre, il giorno dopo che Carrington ha visto il raggio accecante.

ILLUSTRAZIONE: MARK PERNICE

La corrente elettrica scorreva nel cielo sopra l’emisfero occidentale.

Un tipico fulmine registra 30.000 ampere. Questa tempesta geomagnetica si è registrata a milioni. Quando l’orologio ha battuto la mezzanotte a New York City, il cielo è diventato scarlatto, attraversato da pennacchi gialli e arancioni. Folle timorose si sono radunate per le strade.

Oltre lo spartiacque continentale, un’aurora di mezzanotte bianco brillante suscitò un gruppo di lavoratori delle Montagne Rocciose; presumevano che fosse arrivata la mattina e iniziarono a preparare la colazione. A Washington, DC, le scintille sono saltate dalla fronte di un operatore telegrafico al suo centralino mentre la sua attrezzatura si è improvvisamente magnetizzata.

Vaste sezioni del nascente sistema telegrafico si sono surriscaldate e si sono spente.

L’evento Carrington, come è noto oggi, è considerato una tempesta geomagnetica irripetibile nel secolo, ma ci sono voluti solo sei decenni prima che un’altra esplosione simile raggiungesse la Terra.

Nel maggio 1921, gli schieramenti di controllo dei treni nel nord-est americano e le stazioni telefoniche in Svezia presero fuoco. Nel 1989, una tempesta moderata, appena un decimo della forza dell’evento del 1921, lasciò il Quebec all’oscuro per nove ore dopo aver sovraccaricato la rete regionale. In ciascuno di questi casi, il danno è stato direttamente proporzionale alla dipendenza dell’umanità dalla tecnologia avanzata: più elettronica basata sulla terra, più rischi.

Quando un altro grande si dirigerà verso di noi, come potrebbe in qualsiasi momento, la tecnologia di imaging esistente offrirà un preavviso di uno o due giorni.

Ma non capiremo il vero livello di minaccia fino a quando la nuvola non raggiungerà il Deep Space Climate Observatory, un satellite a circa un milione di miglia dalla Terra. Dispone di strumenti che analizzano la velocità e la polarità delle particelle solari in arrivo.

Se l’orientamento magnetico di una nuvola è pericoloso, questo equipaggiamento da 340 milioni di dollari comprerà l’umanità – con i suoi 7,2 miliardi di telefoni cellulari, 1,5 miliardi di automobili e 28.000 aerei commerciali – al massimo un’ora di preavviso prima dell’impatto.

ILLUSTRAZIONE: MARK PERNICE

L’attività sulla superficie solare segue un ciclo di circa 11 anni

All’inizio di ogni ciclo, si formano ammassi di macchie solari alle medie latitudini di entrambi gli emisferi solari. Questi ammassi crescono e migrano verso l’equatore. Nel periodo in cui sono più attivi, noto come massimo solare, il campo magnetico del sole inverte la polarità.

Le macchie solari svaniscono e arriva il minimo solare.

Poi succede di nuovo.

“Non so perché ci sono voluti 160 anni di catalogazione dei dati per rendersene conto”, afferma Scott McIntosh, un astrofisico scozzese schietto che funge da vicedirettore del Centro nazionale per la ricerca atmosferica degli Stati Uniti. 

“Ti colpisce dritto in faccia, cazzo.”

Oggi, nel 25° ciclo solare dall’inizio della regolare registrazione, gli scienziati non hanno molto da mostrare oltre a quel modello migratorio.

Non capiscono completamente perché i poli si capovolgono. Non possono spiegare perché alcuni cicli di macchie solari durano solo nove anni mentre altri durano 14. Non possono prevedere in modo affidabile quante macchie solari si formeranno o dove si verificheranno le espulsioni di massa coronale.

Ciò che è chiaro è che può succederne uno grande in qualsiasi tipo di ciclo:

Nell’estate del 2012, durante il ciclo 24 storicamente tranquillo, due gigantesche espulsioni di massa coronale hanno mancato di poco la Terra.

Tuttavia, un ciclo più attivo aumenta le possibilità che quel quasi mancato successo diventi un colpo diretto.

Quando i sistemi di navigazione e di comunicazione si guastano, i circa 10.000 aerei commerciali nel cielo tenterà una messa a terra simultanea. I piloti si guarderanno in uno schema di volo mentre i controllori del traffico aereo utilizzano segnali luminosi per guidare gli aerei dentro.

Senza una teoria guida della dinamica solare, gli scienziati tendono ad adottare un approccio statistico, basandosi su forti correlazioni e razionali post-fatti per fare le loro previsioni

Uno dei modelli più influenti, che offre un rispettabile potere predittivo, utilizza la forza magnetica delle regioni polari del sole come indicatore del vigore del ciclo successivo. Nel 2019, una dozzina di scienziati guidati dalla NASA ha previsto che l’attuale ciclo solare raggiungerà il picco con 115 macchie solari nel luglio 2025, ben al di sotto della media storica di 179.

McIntosh, che non è stato invitato a far parte del panel della NASA, lo definisce “truccato”. fisica.”

Crede che i modelli della vecchia scuola riguardino la cosa sbagliata: le macchie solari, piuttosto che i processi che le creano.

“Il ciclo magnetico è ciò che dovresti provare a modellare, non il suo derivato”, dice. “Devi spiegare perché le macchie solari appaiono magicamente a 30 gradi di latitudine.”

Il tentativo di McIntosh di farlo risale al 2002, quando, per volere di un mentore post-dottorato, iniziò a tracciare minuscole concentrazioni di ultravioletti sulla superficie solare, note come punti luminosi.

“Penso che il mio capo sapesse cosa avrei trovato se avessi lasciato passare un ciclo completo”, ricorda. “Nel 2011, ero tipo, santo cazzo.”

Ha scoperto che i punti luminosi hanno origine a latitudini più elevate rispetto alle macchie solari, ma seguono lo stesso percorso verso l’equatore. Per lui, questo implicava che macchie solari e punti luminosi sono effetti gemelli dello stesso fenomeno sottostante, uno che non si trova nei libri di astrofisica.

La sua teoria della grande unificazione, sviluppata nell’arco di un decennio, è più o meno così: ogni 11 anni, quando la polarità del sole inverte, si forma una banda magnetica vicino a ciascun polo, avvolta attorno alla circonferenza della stella. Queste bande esistono da un paio di decenni, migrando lentamente verso l’equatore, dove si incontrano in distruzione reciproca.

In un dato momento, di solito ci sono due bande di carica opposta in ciascun emisfero. Si contrastano a vicenda, il che promuove una relativa calma in superficie. Ma le bande magnetiche non vivono tutte per avere la stessa età.

Alcuni raggiungono quello che McIntosh chiama “il terminatore” con una velocità insolita. Quando ciò accade, le band più giovani vengono lasciate sole per alcuni anni, senza l’influenza moderatrice delle band più vecchie, e hanno la possibilità di scatenare l’inferno.

McIntosh e il suo collega Mausumi Dikpati ritengono che la tempistica del terminatore sia la chiave per prevedere le macchie solari e, per estensione, le espulsioni di massa coronale. Più velocemente una serie di bande si estingue, più drammatico sarà il ciclo successivo.

Il terminatore più recente, suggeriscono i loro dati, è avvenuto il 13 dicembre 2021.

Nei giorni seguenti, l’attività magnetica vicino all’equatore solare si dissipò (segnalando la morte di una serie di bande) mentre il numero di macchie solari a media latitudine raddoppiò rapidamente (segnalando il regno solista delle restanti bande).

Poiché questo terminatore è arrivato leggermente prima del previsto, McIntosh prevede un’attività superiore alla media per l’attuale ciclo solare, con un picco di circa 190 macchie solari.
Un chiaro vincitore nelle guerre di modellismo potrebbe emergere entro la fine dell’anno. Ma McIntosh sta già pensando alla prossima cosa: strumenti in grado di rilevare dove emergerà una macchia solare e quanto è probabile che scoppi.

Desidera ardentemente una serie di satelliti in orbita attorno al sole – alcuni ai poli e alcuni intorno all’equatore, come quelli usati per prevedere il tempo terrestre. Il prezzo per un tale sistema di allerta precoce sarebbe modesto, sostiene: otto imbarcazioni a circa $ 30 milioni ciascuna.

Ma qualcuno lo finanzierà?

“Penso che fino a quando il ciclo 25 non andrà a rotoli”, dice, “a nessuno importerà un cazzo”.

Quando la prossima tempesta solare si avvicina alla Terra e il satellite dello spazio profondo fornisce il suo avviso – forse un’ora prima, o forse 15 minuti, se la tempesta è in rapido movimento – gli allarmi suoneranno sulla navicella spaziale con equipaggio.

Gli astronauti procederanno verso moduli angusti rivestiti con materiali ricchi di idrogeno come il polietilene, che impediranno al loro DNA di essere distrutto dai protoni nel plasma. Possono galleggiare all’interno per ore o giorni, a seconda della durata della tempesta.

Il plasma inizierà a inondare la ionosfera terrestre e il bombardamento di elettroni farà oscurare la radio ad alta frequenza. I segnali GPS, che vengono trasmessi tramite onde radio, svaniranno con esso. Le zone di ricezione dei telefoni cellulari si ridurranno; la tua bolla di posizione su Google Maps si espanderà.

Man mano che l’atmosfera si riscalda, si gonfia e i satelliti si trascineranno, vireranno fuori rotta e rischieranno la collisione tra loro e i detriti spaziali.

Alcuni cadranno completamente fuori dall’orbita. La maggior parte dei nuovi satelliti è equipaggiata per sopportare una certa radiazione solare, ma in una tempesta abbastanza forte, anche il circuito stampato più elegante può friggersi. Quando i sistemi di navigazione e di comunicazione si guastano, la flotta delle compagnie aeree commerciali – circa 10.000 aerei in cielo in un dato momento – tenterà un atterraggio simultaneo.

I piloti guarderanno se stessi in uno schema di volo mentre i controllori del traffico aereo usano i segnali luminosi per guidare gli aerei.

Coloro che vivono vicino a installazioni militari possono vedere aerei governativi che si arrampicano sopra di loro; quando i sistemi radar si inceppano, si attivano i protocolli di difesa nucleare.
Attraverso una proprietà strana e non intuitiva dell’elettromagnetismo, l’elettricità che scorre attraverso l’atmosfera inizierà a indurre correnti sulla superficie terrestre. Mentre quelle correnti corrono attraverso la crosta, cercheranno il percorso di minor resistenza.

Nelle regioni con roccia resistiva (negli Stati Uniti, in particolare il Pacifico nord-occidentale, i Grandi Laghi e la costa orientale), il percorso più conveniente è verso l’alto, attraverso la rete elettrica.

I punti più deboli della rete sono i suoi intermediari: macchine chiamate trasformatori, che prelevano corrente a bassa tensione da una centrale elettrica, la convertono in una tensione più alta per un trasporto economico ed efficiente e la riconvertono in modo che possa essere convogliata in sicurezza alle tue prese a muro.

I trasformatori più grandi, che contano circa 2.000 negli Stati Uniti, sono saldamente ancorati al suolo, utilizzando la crosta terrestre come pozzo per l’eccesso di tensione. Ma durante una tempesta geomagnetica, quel pozzo diventa una fonte.

La maggior parte dei trasformatori sono costruiti solo per gestire la corrente alternata, quindi la corrente continua indotta da temporali può causarne il surriscaldamento, la fusione e persino l’accensione. Come ci si potrebbe aspettare, i vecchi trasformatori sono a maggior rischio di guasto.

Il trasformatore americano medio ha 40 anni, spinto oltre la sua durata prevista.

Se solo nove trasformatori dovessero esplodere nei posti sbagliati, gli Stati Uniti potrebbero sperimentare interruzioni da costa a costa per mesi.

Modellare come la griglia fallirebbe durante un’altra tempesta di classe Carrington non è un compito facile.

Le caratteristiche dei singoli trasformatori – età, configurazione, posizione – sono generalmente considerate segreti commerciali. Metatech, una società di ingegneria spesso incaricata dal governo degli Stati Uniti, offre una delle stime più terribili. Si scopre che una forte tempesta, alla pari degli eventi del 1859 o del 1921, potrebbe distruggere 365 trasformatori ad alta tensione in tutto il paese, circa un quinto di quelli in funzione.

Gli stati lungo la costa orientale potrebbero vedere tassi di guasto dei trasformatori che vanno dal 24% (Maine) al 97% (New Hampshire).

Un guasto alla rete di questa portata lascerebbe all’oscuro almeno 130 milioni di persone. Ma il numero esatto di trasformatori fritti può essere meno importante della loro posizione.

Nel 2014, il Wall Street Journal ha riportato i risultati di un rapporto inedito della Federal Energy Regulatory Commission sulla sicurezza della rete:

Se solo nove trasformatori dovessero esplodere nei posti sbagliati, ha scoperto, il paese potrebbe subire interruzioni da costa a costa per mesi.

L’interruzione prolungata della rete nazionale è un nuovo territorio per l’umanità.

I documenti di un assortimento di agenzie governative e organizzazioni private dipingono un quadro triste di come sarebbe negli Stati Uniti. Le case e gli uffici perderanno il riscaldamento e il raffreddamento; la pressione dell’acqua nelle docce e nei rubinetti diminuirà. I treni della metropolitana si fermeranno a metà viaggio; il traffico cittadino scorrerà senza l’aiuto dei semafori.

La produzione di petrolio si fermerà, così come le spedizioni e il trasporto. La benedizione della logistica moderna, che consente ai negozi di alimentari di immagazzinare merci per pochi giorni, diventerà una maledizione. Le dispense si diraderanno entro pochi giorni. Il più grande killer, però, sarà l’acqua.

Il 15% degli impianti di trattamento nel paese serve il 75% della popolazione e si affida a sistemi di pompaggio ad alta intensità energetica. Queste pompe non solo distribuiscono acqua pulita, ma rimuovono anche i fanghi contaminati da malattie e sostanze chimiche che fuoriescono costantemente negli impianti fognari.

Senza elettricità, questi sistemi di scarico potrebbero traboccare, contaminando le restanti acque superficiali.

Man mano che l’interruzione continua, le strutture sanitarie saranno sopraffatte. Le scorte sterili si esauriranno e il carico di casi aumenterà. Quando le batterie di riserva e i generatori si guastano o si esauriscono, i farmaci deperibili come l’insulina si deteriorano. L’hardware medico pesante – macchine per dialisi, dispositivi di imaging, ventilatori – cesserà di funzionare e i reparti ospedalieri assomiglieranno a cliniche da campo.

Con il bilancio delle vittime in aumento e gli obitori che perdono la refrigerazione, i comuni dovranno affrontare gravi decisioni su come gestire in sicurezza i corpi.

Questo è più o meno il punto nello scenario peggiore in cui iniziano i crolli delle centrali nucleari. Queste strutture richiedono molti megawatt di elettricità per raffreddare i nuclei del reattore e le barre di combustibile esaurito. Oggi, la maggior parte degli stabilimenti americani utilizza i propri sistemi di backup a diesel.

Koroush Shirvan , un esperto di sicurezza nucleare del MIT, avverte che molti reattori potrebbero avere problemi se le interruzioni durassero più di qualche settimana.

ILLUSTRAZIONE: MARK PERNICE

Se sfogli un numero sufficiente di rapporti governativi sulle tempeste geomagnetiche, scoprirai che un nome compare quasi ogni volta:

John G. Kappenman.

Ha pubblicato 50 articoli scientifici, è intervenuto davanti al Congresso e alla NATO e ha fornito consulenza a una mezza dozzina di agenzie e commissioni federali.

Il pacato veterano dell’utilità è l’uomo dietro le catastrofiche proiezioni Metatech, ed è un visionario o un allarmista, a seconda di chi lo chiedi. Kappenman ha trascorso i primi due decenni della sua carriera scalando la scala alla Minnesota Power, imparando i dettagli dell’industria dei servizi pubblici.

Nel 1998 è entrato a far parte di Metatech, dove ha fornito consulenza a governi e società energetiche in materia di meteorologia spaziale e resilienza della rete.

“Hanno fatto solo cose che ingrandiscono notevolmente a loro vulnerabilità a queste tempeste”.

Le sue previsioni sulla fine dei giorni hanno preso piede per la prima volta a livello nazionale nel 2010, scatenando un tale allarme che il Dipartimento per la sicurezza interna ha arruolato JASON, un gruppo di consulenza scientifica d’élite, per mettere insieme un contro-studio.

“Non siamo convinti che lo scenario peggiore di Kappenman sia possibile”, hanno concluso gli autori nel loro rapporto del 2011.

In particolare, tuttavia, JASON non ha contestato il lavoro di Kappenman sui suoi meriti, né il gruppo ha offerto un modello concorrente.

Piuttosto, le sue obiezioni erano radicate nel fatto che i modelli di Metatech sono proprietari e la segretezza del settore dei servizi pubblici rende difficile eseguire simulazioni di rete nazionale.

Tuttavia, gli autori hanno fatto eco alla conclusione essenziale di Kappenman:

La rete statunitense è drammaticamente impreparata a una forte tempesta e gli operatori dovrebbero agire immediatamente per rafforzare i loro trasformatori.

La buona notizia è che esiste già una soluzione tecnica.

Mitigare questa minaccia potrebbe essere semplice come dotare trasformatori vulnerabili di condensatori, dispositivi relativamente economici che bloccano il flusso di corrente continua. Durante la tempesta del 1989 in Quebec, la rete è caduta offline e ha smesso di condurre elettricità prima che la corrente potesse infliggere danni diffusi. Una chiamata ravvicinata è stata sufficiente, però.

Negli anni successivi, il Canada ha speso più di 1 miliardo di dollari in aggiornamenti dell’affidabilità, compresi i condensatori per i suoi trasformatori più vulnerabili.

“Per coprire la totalità degli Stati Uniti, sei probabilmente nel campo di qualche miliardo di dollari”, dice Kappenman. “Se distribuisci quel costo, equivarrebbe a un francobollo all’anno per cliente”.

Uno studio del 2020 della Foundation for Resilient Societies è arrivato a una cifra simile per un rafforzamento globale della griglia: circa $ 500 milioni all’anno per 10 anni.
Ad oggi, tuttavia, le società di servizi pubblici americani non hanno ampiamente implementato dispositivi di blocco della corrente sulla rete attiva.

“Hanno fatto solo cose, come passare a tensioni operative sempre più elevate” – per una trasmissione più economica – “che amplificano notevolmente la loro vulnerabilità a queste tempeste”, mi dice Kappenman.

Anche Tom Berger, ex direttore dello Space Weather Prediction Center del governo statunitense, ha espresso dubbi sugli operatori di rete.

“Quando parlo con loro, mi dicono che capiscono il tempo spaziale e sono pronti”, dice.

Ma la fiducia di Berger è svanita dopo il crollo della rete elettrica del Texas nel febbraio 2021, che ha ucciso centinaia di persone, lasciato milioni di case e aziende senza riscaldamento e causato danni per circa 200 miliardi di dollari.

Quella crisi non è stata provocata da niente di più esotico di una grande ondata di freddo.

“Abbiamo sentito la stessa cosa”, dice Berger. “‘Capiamo l’inverno, non è un problema’.”

Ho contattato 12 delle più grandi società di servizi pubblici del paese, chiedendo informazioni su misure specifiche adottate per mitigare i danni causati da un importante evento geomagnetico.

American Electric Power, la più grande rete di trasmissione del paese, è stata l’unica azienda a condividere misure concrete, che a suo avviso includono l’aggiornamento regolare dell’hardware, il reindirizzamento della corrente durante una tempesta e la rapida sostituzione delle apparecchiature dopo un evento.

Altre due società, Consolidated Edison ed Exelon, affermano di aver dotato i propri sistemi di sensori di monitoraggio geomagnetico e di istruire i propri operatori in “procedure” non specificate.

Florida Power & Light ha rifiutato di commentare in modo significativo, citando rischi per la sicurezza. Gli altri otto non hanno risposto a più richieste di commento.
A questo punto, le menti curiose potrebbero chiedersi se le società di servizi pubblici siano persino obbligate a pianificare le tempeste geomagnetiche. La risposta è complicata, in un modo unicamente americano.

Nel 2005, quando George W. Bush, un ex dirigente petrolifero, occupò lo Studio Ovale, il Congresso approvò l’Energy Policy Act, che includeva un sacco di omaggi all’industria petrolifera e del gas. Ha revocato gran parte dell’autorità della Federal Energy Regulatory Commission di regolamentare il settore dei servizi pubblici.

Gli standard di affidabilità sono ora sviluppati e applicati dalla North American Electric Reliability Corporation, un’associazione di categoria che rappresenta gli interessi di quelle stesse società.
Alcuni trovano ridicoli gli standard di affidabilità NERC. (Due intervistati hanno riso udibilmente quando gli è stato chiesto di loro.)

Kappenman si è opposto alla prima serie di standard, proposta nel 2015, sulla base del fatto che erano troppo indulgenti: non richiedevano che i servizi pubblici si preparassero a una tempesta alla pari del 1859 o del 1921.

Anche Berger ha contestato, ma per un motivo diverso:

Gli standard non facevano menzione della durata della tempesta.

Gli effetti a terra dell’evento Carrington sono durati quattro o cinque giorni consecutivi; un trasformatore costruito per resistere a 10 secondi di corrente è molto diverso da uno pronto per 120 ore. Sotto la pressione del governo federale, la NERC ha emanato standard più severi nel 2019. In una lunga dichiarazione scritta, Rachel Sherrard , portavoce del gruppo, ha sottolineato che ora ci si aspetta che le utility americane affrontino un evento due volte più forte della tempesta del Quebec del 1989.

(Il confronto con una vecchia tempesta come Carrington, ha osservato, “è impegnativo perché non sono disponibili dati di misurazione storici ad alta fedeltà.”)

Sebbene i nuovi standard richiedano alle utility di correggere le vulnerabilità nei loro sistemi, le aziende stesse determinano l’approccio giusto e la sequenza temporale.
Se le utenze rimangono immotivate, la capacità dell’umanità di resistere a una grande tempesta geomagnetica dipenderà in gran parte dalla nostra capacità di sostituire i trasformatori danneggiati. Un’indagine del 2020 del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha rilevato che la nazione ha importato oltre l’80% dei suoi grandi trasformatori e dei loro componenti.

In condizioni normali di domanda e offerta, i tempi di consegna di queste strutture possono raggiungere i due anni.

“Le persone al di fuori del settore non capiscono quanto sia difficile produrre queste cose”, afferma Kappenman. Gli addetti ai lavori sanno di non acquistare un trasformatore a meno che la fabbrica che lo ha prodotto non abbia almeno 10 anni.

“Ci vuole così tanto tempo per risolvere i nodi”, dice.

In un periodo di crisi solare, i governi stranieri – anche gli alleati geopolitici – potrebbero limitare le esportazioni di apparecchiature elettriche vitali, osserva Kappenman.

Negli ultimi dieci anni sono emersi alcuni programmi di pezzi di ricambio che consentono ai partecipanti di mettere in comune le risorse in vari scenari di disastro. Le dimensioni e la posizione di questi pezzi di ricambio, tuttavia, sono sconosciute alle autorità federali, perché l’industria non lo dirà loro.

Un giorno i regolatori potrebbero riuscire a mappare la rete elettrica, anche a prova di tempesta (a patto che una grande non la elimini prima). Gli ingegneri potrebbero lanciare un array satellitare che ci dia giorni per chiudere i portelli.

I governi potrebbero trovare un modo per alzare i trasformatori di emergenza in caso di necessità. E lì ci sarà il sole – l’inconcepibile, inestinguibile fornace al centro del nostro sistema solare che distrugge indiscriminatamente come crea.

La vita su questo piccolo granello dipende interamente dalla misericordia di una potenza nucleare cosmica con un grilletto pruriginoso.

Nessun trionfo umano lo cambierà mai.

Ma dovremmo comunque comprare i condensatori. Presto, per favore…

Pubblicato sul sito web: https://www.bibliotecapleyades.net/

®wld

L’Idra

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Chiunque sia al di sopra di tutto questo cielo, di tutte queste stelle, di tutto questo nero e dello spazio immenso che chiamiamo infinito, deve aver trovato uno svago nuovo, una nuova passione che gli ha fatto dimenticare questo pianeta e tutta l’umanità che vi abita.

Qualche cosa si è ormai rotto in modo inconfutabile e come un’enorme valanga, sta trascinando a valle tutto quello che trova, travolgendo ogni cosa umana e non. Scoperchia le viscere della nostra terra che ci rivela così orrendi mondi e pratiche inverosimili.

Sono saltate tutte le storie che ci raccontavamo, tutti i sogni, le avventure e i desideri. Sono esplosi come tappati per secoli dentro una bolla di vetro, i denti digrignati di un’intera umanità sofferente, che non aspettava altro che riversarsi nelle strade, negli uffici e invadere la vita di sempre, per devastarla e ammorbarla con il suo terribile tanfo.

Siamo una collettività allo sbando che non riconosce più la via di casa, non sente più il calore del sole, non ha più amici, non ha più da mangiare ed ha perso le redini del proprio futuro. Siamo rimasti soli su questo pianeta, senza più lo sguardo di chi nell’oscurità dello spazio ci consigliava, guidava e sosteneva. Nell’imminente apocalisse che ci sta per travolgere, non riusciamo più a riconoscere i nostri simili e ci combattiamo gli uni contro gli altri, mentre la grande Idra che ci sovrasta, semina morte, panico e distruzione.

Non serve che qualche valoroso arrivi a ferirla o a tagliarne la testa, perchè da quella testa tagliata, ne crescono altre e ogni volta l’Idra diventa più feroce, più violenta e più assassina. Non c’è tra noi un Eracle che ci salvi. Per combattere questa Idra che sta devastando l’intera umanità, non ci sono strategie enigmatiche o piani macchinosi. C’è un solo modo, unirsi per tagliarle la testa immortale. Perché anche Eracle per annientarla, ebbe bisogno di Iolao.

Invece noi ormai lasciati soli dal Dio che ci aveva in consegna, ci siamo sparsi urlando e correndo verso chissà chi e chissà dove. Orrore dell’orrore, siamo ormai talmente offuscati dal fiato dell’Idra, che gli sacrifichiamo in un ultimo tentativo di salvezza, quello che più di prezioso abbiamo. Quello che abbiamo noi stessi procreato, per proseguire la strada da noi tracciata. Per portare un pezzo di noi, un ricordo di noi nel futuro: i nostri figli.

Come in un rito antico in processione, migliaia di madri, quelle che sono state deputate a far crescere il futuro dentro di loro, stanno offrendo all’altare di un inutile e barbaro sacrificio i propri figli, nella speranza di salvare questa umanità. Non si è mai visto nei secoli dei secoli, tagliare la testa a un figlio per salvare la propria. Gli Spartani lanciavano dalla rupe Tarpea i bimbi deformi vero, ma si sacrificarono, si unirono e ad un prezzo altissimo, difesero la loro città, il loro popolo, la loro libertà e i loro figli respingendo il nemico Serse. Noi stiamo gettando dalla rupe, migliaia di figli che avrebbero dovuto essere il futuro di questa terra. Avrebbero dovuto illuminare questo pianeta e accompagnarci in una sorta di storia che si ripete, lungo il viale che ci porterà alle soglie dell’aldilà, sostenendoci e confortandoci, esattamente come noi avremmo dovuto fare con loro. Stiamo annientando il nostro futuro e il futuro di questo pianeta.

Dio o chi per lui, ha smesso di interessarsi a questo mondo. Ha smesso di interloquire con gli umani e ha sicuramente trovato qualche cosa di più interessante da fare. Così siamo alla fine soli, così come soli saremo quando attraverseremo l’Acheronte di Dantesca memoria. Soli senza il conforto dei nostri figli, che avremo sacrificato per allontanare anche solo di poco, l’incontro con Caronte. Quello che sta accadendo, va contro la logica di qualsiasi morale di qualsiasi codice genetico che qualcuno (Dio?) ha messo dentro di noi. Quello che stiamo compiendo è un atto terribile che comporterà perdite e sconvolgimenti impressionanti.

E mentre noi cerchiamo di salvare noi stessi da una cosa che non è possibile fermare o cambiare come la morte e, ci aggiriamo senza più una meta, un’idea, una parola o un gesto che ci riporti alla nostra umana condizione, l’Idra cresce. Diventa ogni giorno più forte. Si nutre di questa devastazione, del terrore che ha preso l’umanità, della paura che attanaglia questo mondo. Calpesta tutto quello che trova lasciando dietro di sé solo rovine e un’oscurità sempre più nera. Ogni giorno, ogni momento questa belva inumana e feroce cresce di potenza, acquisisce maggiore consapevolezza e sferra colpi micidiali su tutti noi.

Noi l’abbiamo creata, noi l’abbiamo nutrita e aiutata, noi l’abbiamo resa potente. Non ci si illuda che la belva si fermi. Non si pensi che prima o poi venga mossa a pietà. Le belve feroci si nutrono di paura, di terrore e oggi, il nostro mondo è attanagliato dal terrore. Siamo una palla impazzita nell’infinito equilibrio dell’universo, che trabocca paura e l’Idra questo lo sa molto bene. Non c’è pietà nei suoi occhi, non c’è speranza nei suoi gesti, non ci sono migliorie. C’è soltanto lo sterminio totale, il silenzio tombale e la costruzione di un mondo dove lei possa muoversi nella melma e nel fetore, ebbra di una vittoria che abbiamo alimentato noi stessi.

Noi saremo gli artefici della sua vittoria, sacrificando i nostri figli alle sue voglie. Chiunque di noi abbia già respirato il fetore dell’Idra è ormai perduto e chiunque ne abbia calpestato le orme è ormai perso.

Ma non siamo noi che l’Idra vuole. La bestia vuole i nostri figli, vuole cancellare questo immondo popolo per costruirne uno suo a sua immagine e somiglianza e costringere i pochi superstiti a servirla in tutto e per tutto. La bestia, vuole un mondo dove possa esercitare il suo potere, dove possa decidere sulla vita e sulla morte di coloro che resteranno, obbligando le madri a partorire figli per saziare la sua fame. Vuole il nostro futuro per costruire un tempo senza futuro, un tempo dove l’attimo non abbia più attimi a seguire.

Dov’è finito quel Dio che ci ha seguito per tanto tempo? Dove sono dirette le sue attenzioni ora? Epicuro diceva: “Dio può e vuole; ma poiché il male esiste allora Dio esiste ma non si interessa dell’uomo.” (paradosso di Epicuro)

Se Epicuro aveva ragione, allora è solo tutta nostra la colpa e solo noi siamo gli artefici di quello che sta accadendo. Siamo noi che abbiamo costruito tutto questo in una sorta di consacrazione di quello che i fratelli Wachowski ci avevano consegnato nel 1999 sul grande schermo. Una sorta di Matrix dell’umanità, dove siamo solo capaci a far venire fuori il male che abbiamo dentro e, a distruggerci tra noi perché non siamo mai stati fratelli. Non siamo mai stati vicini, non siamo mai stati un pianeta solo.

Ma se è vero che noi e solo noi, siamo gli artefici di tutto questo, allora basta un cambio nel codice, una virgola al posto di un punto esclamativo per alterare il corso della storia. Basta una piccola rifrazione di luce, un alito di vento da chissà quale cielo, perché arrivi il tempo del risveglio e, un Eracle sconosciuto assieme a centinaia di Iolao si uniscano, per combattere e sconfiggere questo mostro immondo che risponde al nome di Idra.

Photo of Bruno Marro

Bruno Marro

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In Fuga da Gaia per Axiom

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Miliardari Tecnocrati Tramano di Lasciare la Terra “Morente”

 

 

 

Gli stessi tecnocrati che guidano la società e il mondo fisico terrestre sono i primi che vogliono scendere dal pianeta quando muore a causa di cambiamenti climatici, sovrappopolazione, malattie, ecc. Avremmo meno problemi se lo obbligassero. 
 
Il desiderio di raggiungere il cielo è antico quanto la Torre di Babele ed è stato rappresentato nell’arte e nella letteratura per centinaia di anni. Ora che esiste la tecnologia per farlo davvero, I Tecnocrati lo sta facendo. Marte è più inospitale del deserto del Sahara in piena estate, eppure si illudono che Marte sia preferibile che vivere sulla terra. Editor TN

 

Coronavirus, cambiamenti climatici, sovrappopolazione, innalzamento del livello del mare e minaccia sempre presente della guerra nucleare. Molte persone lascerebbero questo pianeta se possibile. E forse poche persone possono.

 

Numerosi multi-miliardari – in particolare Elon Musk, Jeff Bezos, Richard Branson e Yuri Milner – hanno riversato enormi blocchi delle loro fortune nei viaggi nello spazio.

 

Forse stanno solo sperperando la loro ricchezza inimmaginabile sui razzi nello stesso modo in cui i semplici milionari potrebbero comprare yacht.

Ma alcune persone ipotizzano che i mega-ricchi stiano pianificando di fuggire fuori dal pianeta.

 

In un articolo del New York Times intitolato “I ricchi stanno progettando di lasciare questo pianeta depresso”, Michael Suffredini, che sta guidando la creazione di una nuova stazione spaziale “di lusso” chiamata Axiom, ha rivelato i dettagli del suo habitat orbitale di design.

 

Ha previsto che una vacanza su Axiom sarebbe costata 55 milioni di dollari, e non solo aveva reclutato il famoso designer francese Philippe Starck per creare gli interni della stazione, ma era vicino a fare un accordo con una grande casa di moda europea per fornire tute spaziali su misura.

 

Ha detto che tre persone si erano già registrate anche se la stazione spaziale non era ancora stata lanciata. La stazione è prevista per ricevere i suoi primi ospiti nel 2022.

 

Elon Musk non ha nascosto il suo piano per stabilire un insediamento permanente su Marte. Ha sottolineato l’importanza di garantire che l’umanità sia una specie multi-pianeta in modo che sembrino di essere lasciati indietro se dovesse accadere il peggio.

 

Musk dice: “Il secolo scorso, abbiamo avuto due enormi guerre mondiali, tre se conti la Guerra Fredda”.

 

Mentre il miliardario di PayPal non prevede un conflitto globale presto, dice: “Penso che sia improbabile che non avremo mai più un’altra guerra mondiale”.

Ma il noto teorico dei media americano Douglas Rushkoff ha scritto che la direzione generale dello sviluppo tecnologico consisteva nel creare una via di fuga per i super ricchi.

 

Ha sottolineato che i robot da combattimento serviranno molto bene a proteggere i buchi sotto terra dei miliardari rimasti sulla Terra una volta che il cambiamento climatico ha raggiunto il suo fine-gioco e ha descritto la colonia di Marte pianificata da Elon Musk come “meno che una continuazione della diaspora umana che una scialuppa di salvataggio per il elite.” 

 

Leggi la storia completa qui … 

 

Fonte: https://www.technocracy.news/

 

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Nuovi studi sul pianeta X (il nono Pianeta)

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Immagine di credito: James Tuttle Keane/Caltech.

 

Nuove prove rivelano che il pianeta X è elusivo è molto più vicino alla Terra di quanto si credesse in precedenza

 

by Ivan

 

Sono passati tre anni da quando i ricercatori del Caltech hanno proposto che il nostro sistema solare mancasse una Super Terra, orbitando intorno al nostro sole a grandi distanze fino a 800 unità astronomiche.

“I nostri nuovi sforzi, sia teorici che numerici, suggeriscono che nel documento originale abbiamo sopravvalutato i parametri del Pianeta Nove”, ha spiegato Konstantin Batygin del Caltech.

Da quando è stata annunciata l’esistenza dell’ipotetico pianeta, gli astronomi di tutto il mondo hanno cercato nei bordi più esterni del nostro sistema solare per il misterioso mondo alieno.

Fino ad ora, abbiamo trovato solo un piccolo pezzo del puzzle che suggeriscono la sua esistenza.

“Anche se questa analisi non dice nulla direttamente sul fatto che il Pianeta Nove sia presente, indica che l’ipotesi si basa su una solida base”, ha detto Michael Brown, professore di astronomia planetaria al Caltech, in un comunicato stampa.

Ora, sono stati pubblicati due nuovi studi che presentano nuove prove che il pianeta è reale, e sostiene che il mondo sfuggente sarà ufficialmente trovato nel prossimo decennio o giù di lì.

Il nuovo articolo scientifico presenta nuovi dettagli sul pianeta nove. Secondo un articolo, l’enigmatica “super-Terra” si trova tra 400 e 600 unità astronomiche (AU) di distanza dalla Terra ed è fino a cinque volte la massa del nostro pianeta.

Soprannominati anche Pianeta X, Pianeta Gigante Cinque o Pianeta Prossimo, gli astronomi sospettano che questo mondo misterioso esista perché non siamo ancora stati in grado di osservarlo direttamente.

Ma l’idea che il Pianeta X esiste realmente deriva da vari calcoli della sua influenza gravitazionale su altri oggetti situati al di là dell’orbita di Nettuno.

Alcuni di questi oggetti, soprannominati “oggetti trans-nettuniani” si trovano oltre il gigante gassoso più lontano e all’interno della cosiddetta Kuiper Belt.

Negli ultimi anni, gli astronomi sono stati in grado di identificare oscillazioni nelle orbite degli oggetti più distanti del sistema solare e dedurre che ciò è dovuto alla presenza di un pianeta enorme, ancora sconosciuto.

Il primo articolo riguardante il pianeta nove è stato pubblicato sull’Astronomical Journal. Gli scienziati hanno trovato le probabilità dell’esistenza del pianeta nove a uno su 500.

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Immagine di credito: James Tuttle Keane/Caltech.

Il secondo articolo, pubblicato su Physics Reports, dà un’occhiata alle dimensioni del mondo sfuggente.

Secondo gli esperti, il pianeta è molto probabilmente situato molto più vicino al sole ed è probabilmente tra 400 a seicento unità astronomiche dalla Terra. Un’UA è uguale alla distanza tra la Terra e il sole.

Si ritiene inoltre che le dimensioni del Pianeta X siano molto più piccole rispetto alle stime precedenti.

“A cinque masse terrestri, il Pianeta Nove probabilmente ripermerà molto bene una tipica SuperTerra extrasolare,” dice Batygin.

“È l’anello mancante del sistema solare di formazione dei pianeti. Nell’ultimo decennio, le indagini sui pianeti extrasolari hanno rivelato che pianeti di dimensioni simili sono molto comuni intorno ad altre stelle simili al sole. Il Pianeta Nove sarà la cosa più vicina che troveremo ad una finestra sulle proprietà di un tipico pianeta della nostra galassia.”

“La prospettiva di un giorno di vedere immagini reali del Pianeta Nove è assolutamente elettrizzante”, ha spiegato Batygin.

“Anche se trovare il Pianeta Nove astronomicamente è una grande sfida, sono molto ottimista che lo immagineremo entro il prossimo decennio”, ha concluso Batygin.

Image Credit: James Tuttle Keane/Caltech.

Fonte: https://www.ancient-code.com/

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Un sofisticato trasmettitore illegale

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5G APOCALYPSE – DOCUMENTARIO COMPLETO SUI RISCHI DEL 5G (SOTTOTITOLI ITA)

Titolo originale: 5G APOCALYPSE – THE EXTINCTION EVENT Video originale: https://www.youtube.com/watch?v=ol3tA…

Tutti i diritti vanno all’autore del video originale Traduzione non ufficiale

Estratto delle sole evidenze scientifiche: https://youtu.be/Ttq3VwvdVhI

Un documentario di Sacha Stone che espone la minaccia esistenziale 5G in un modo che non avremmo mai immaginato possibile!  

 

5G APOCALYPSE – THE EXTINCTION EVENT 

 

Fonte: http://www.nogeoingegneria.com/

 

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Sacsa Stone, nella parte finele del video (che ho trascritto sotto) così si esprimeva sulla quinta generazione (5G):

“Ho incontrato biologi e molecolari del sangue, esperti di armi microscopiche, attivisti e ricercatori in prima linea e tutte le storie che ho sentito da questi esperti, portano tutti alla stessa cosa. Il 5G è quasi certamente la partita finale.”

 

“E’ un evento di estinzione portato nelle nostre classi sulla strada principale, nelle stesse cellule del DNA, nei nostri corpi umani. Una minaccia così pericolosa che è quasi impossibile da immaginare per non parlare di descriverlo. Quando il segnale 5G sarà lanciato, una moltitudine di satelliti che sono in orbita geostazionaria attorno alla superficie della Terra, milioni di antenne di superficie, quella segnalazione quindi la diffonderanno in centinaia e centinaia di microsistemi di antenne installati su lampioni e persino a casa tua, di cui non sei a conoscenza.”

“Incredibilmente le lampadine a LED nella tu casa contengono condensatori con micro e nano tech lens flaire che riceveranno la segnalazione 5G e prolifereranno la segnalazione 5G ovunque. Esplodendo il segnale in milioni di fotoni che bersagliano tutto contemporaneamente nello stesso tempo.”

 

“Questa è la tecnologia Stelth, questa è l’invisibile scienza, ma ciò significa in termini semplici che sarai contrassegnato come visibile all’interno della tua casa e ovunque ti sposti sulla superficie della Terra.”

 

“Avranno una capacità di tracciamento su di te, sarai visibile a padroni invisibili, ognuno di noi tutti per tutto il tempo. Oggi i nostri governi e il settore aziendale sono riusciti in qualche modo a infiltrarsi nel mainframe della nostra civiltà, e stanno andando avanti con il lancio di una infrastruttura da venti trilioni di dollari, senza nessuna e voglio dire nessuna scienza della salute a supporto di essa. O ci sono stati test e il tuo governo e le tue autorità sanitarie sono in collusione con questo problema di genocidio o ecocidio o sono solo incredibilmente stupidi e io suggerirei la seconda.” 

 

“VERGOGNA!

 

“Vergogna sui tecno logisti gli elettronici che stanno spingendo questa tecnologia nelle nostre case e nei nostri uffici, nelle nostre strade, vergogna sui legislatori e parlamentari, trogloditi che proliferano nella nostra società oggi.”

 

“Vergogna per aver messo le loro firme a due contratti che consentono il rapido tracciamento di questa tecnologia nelle nostre case e nei nostri centri, vergogna ai parlamentari e leadership internazionali, le cui firme e sigilli stanno sanzionando e permettendo l’azione di qualcosa che è probabilmente la più grande minaccia per l’umanità.”

 

“Vergogna su ognuno di noi che ora non riescono ad alzarsi e uscire dalla nostra porta principale e sfidare ogni cosiddetta autorità che osa violare i nostri corpi, le nostre case e le nuove generazioni future.”

 

Trascrizione degli ultimi minuti del corposo video sopra esposto.


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