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L’oscenità è una costruzione sociale che varia a seconda del tempo e del luogo

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Viva La Vulva! Quando i Genitali femminili sono diventati osceni?

 

Nel mese di settembre 2019, un annuncio francese per prodotti per l’igiene femminile con rappresentazioni tabù di vulvas e mestruazioni ha scatenato polemiche. Eppure, in un contesto culturale in Francia, i simboli fallici raramente causano confusione. Cosa spiega questa differenza di trattamento? 

 

Le immagini dei genitali maschili nell’arte e nella pubblicità raramente fanno scalpore – siamo abituati a loro. Statue maschili hanno sempre ostentato i loro peni (abbastanza realistici) nei parchi pubblici per secoli, e Perrier spesso centra i suoi annunci su bottiglie a forma di fallo. 

 

Al contrario, i simboli vulvali sono evidenti per la loro assenza. Non c’è da stupirsi, quindi, che la campagna “Viva la Vulva” del marchio Nana stia suscitando scalpore. Il fallo è visto come un’immagine potente, mentre la vulva è sconvolgente per molti. Ma non è sempre stato così.  

 

La divina Vulva di Ishtar: un simbolo di fertilità 

 

Nel terzo millennio a.C., i Sumeri, abitanti dell’attuale Iraq, adoravano la dea Ishtar. I testi poetici si riferiscono alla vulva bagnata della dea, fecondata dallo sperma del marito mortale, Dumuzi, il re pastore.

La dea si rivolge al suo amante come segue:

Chi ara il mio campo alto?
Chi ara il mio terreno bagnato?
Per quanto mi riguarda, la giovane donna,
chi arerà la mia vulva?
Chi staziona il bue lì?

 

Particolare dell’antica mesopotamia cosiddetta “Ishtar Vase”, terracotta con decorazione tagliata, modellata e dipinta, da Larsa, inizio II millennio a.C. (Dominio pubblico) 

 

I buoi tirando l’aratro si riferiscono al fallo del re; la vulva rappresenta il terreno da seminare. L’amante reale di Ishtar risponde: “Io, Dumuzi il Re, voglio avere la tua vulva.” Al passo di eccitazione febbrile, la dea grida: “Allora ara la mia vulva, uomo del mio cuore!” 

 

Fanno l’amore, e quando Dumuzi eiacula, i semi diventano piante e tutto intorno e comincia a crescere. La vulva gioca un ruolo positivo in questa storia; è complementare al fallo, altrettanto necessario per la fecondazione del terreno. 

 

Nell’antico Egitto, la vulva era vista come una fonte di felicità e rigenerazione. Il dio del sole Ra era la fonte di luce sulla Terra, ma a volte mostrava segni di debolezza, mettendo in pericolo tutta l’umanità. Fortunatamente, la bella dea Hathor ebbe la brillante idea di spogliarsi davanti a lui e mostrare la sua vulva. Ra rise con gioia alla vista e recuperò tutto il suo abbagliamento. Una preziosa vulva davvero… 

 

 

 Hathor, bronze statuette, 8th century BC. (Brooklyn Museum) 

 

In Grecia e a Roma: la Vulva scompare  

 

La vulva cadde in disgrazia nel mondo greco e romano antico. Gli artisti spesso raffiguravano il fallo, ma la vulva non è quasi rappresentata da nessuna parte. Gli dei e gli eroi ostentano i loro peni, ma le dee tendono ad essere derubate; anche quando sono nudi, come Afrodite, hanno triangoli pubici perfettamente lisci, senza clitoride o labbra. La vulva è stata persa a causa della censura. 

 

Al contrario, il fallo – phallos in greco o fascinus in latino – era venerato. Si credeva che avesse poteri magici, è stato esposto e adorato come un idolo in grado di proteggere la città ei suoi abitanti dai danni, e mettere in fuga ladri e intrusi.

 

Hic-habitat-Felicitas 

Hic habitat Felicitas , ‘Qui abita la felicità’, rilievo in terracotta, I secolo d.C. (Museo Archeologico, Napoli)

 

Questo è il motivo per cui gli ateniesi hanno tenuto la festa annuale della Dionisia, dove una solenne processione di cittadini chiamati phallophoroi trasportava giganteschi falli di legno intagliato. Peni eretti in legno o argilla sono stati installati anche sugli angoli delle strade e agli ingressi di negozi e case. 

 

Un cartello trovato sopra l’ingresso di una panetteria a Pompei mostra un fascinus, incorniciato da un’iscrizione che proclama “Qui abita la felicità” (Hic habitat felicitas). Gli spaventapasseri cilimi erano ritenuti apotropaici (in grado di scongiurare il male), e greci e romani indossavano ciondoli a forma di pene.

 

In tutte queste diverse forme, il fallo era sempre sinonimo di forza, felicità e prosperità.

 

La Vulva, solo per le donne 

 

Nell’arte greca, le raffigurazioni della vulva – che si ritiene aumentino la fertilità femminile – si trovano solo su oggetti destinati alle donne. 

 

Statuette di donne incinte che toccano le loro vulva sono state trovate in Egitto.

 

Altre statuette di donne vulva, che si trovano in Asia Minore, erano probabilmente indossate dalle donne incinte come amuleti protettivi. L’etnologo e psicoanalista Georges Devereux ha associato queste figurine senza testa, i cui volti sono incisi sul ventre, con il mito della sacerdotessa Baubo, che ha mostrato la sua vulva a Demetra per distrarre la dea dal suo dolore per la perdita della figlia. 

 

Come Ra nella storia egiziana di Hathor, Demetra reagì ridendo – ma Baubo mostrò la sua vulva come un gesto di solidarietà femminile, senza intenzione erotica.

 

Figurina di una donna vulva conosciuta come Baubo, terracotta, Priene, Asia Minore, IV secolo d.C. (Reddit) 

 

La denigrazione della vulva al di fuori della sfera femminile è illustrata dalla nascita della dea Atena, che stava crescendo nel cranio di Zeus. Un giorno, Zeus ebbe un tale mal di testa che pregò al dio Efesto di aprirgli il cranio con un martello e uno scalpello. Efesto obbedì, ritagliando una sorta di vulva improvvisata. 

 

La dea Atena, in armatura completa, saltò fuori da questa crepa – così il signore degli dei fu in grado di dare alla luce sua figlia, dimostrando l’inutilità della vulva. Questo mito è una fantasia di uomo-dare alla nascita – procreazione in cui la vulva non svolge alcun ruolo. 

 

Il “Sesso insaziabile” del Ninfomane

 

Ma le rappresentazioni antiche più ostili della vulva si trovano nei testi latini.

 

Gli autori romani immaginavano personaggi ninfomani; donne attanagliate da frenesia sessuale incontrollabile. Un esempio è Messalina, moglie dell’imperatore Claudio (regnante dal 41 al 54 d.C.). Dopo la sua morte, divenne l’eroina di una leggenda sinistra che la ritraeva come sessualmente insaziabile

 

La poetessa Giovenale descrisse il suo comportamento orgiastico nelle sue Satire, raccontando come la giovane imperatrice lasciasse lo splendore del palazzo sotto copertura notturna, avventurandosi in segreto per gratificare la sua lussuria in un sordido bordello romano (Juvénal, Satires VI, 116-130). 

 

Per tutta la notte, Messalina ha preso amante dopo amante, fermandosi solo quando il bordello chiudeva i battenti. Tornò al palazzo con il suo “sesso insaziabile ancora in fiamme” (adhuc ardens rigidae tentigine vulvae), esausta ma “non soddisfatta” (sed non satiata, la famosa espressione che ha ispirato la poesia di Baudelaire con lo stesso nome).

 

‘La morte di Valeria Messalina’ di Victor Biennoury (1823-1893). (Dominio pubblico)

 

La sua lussuria non l’ha mai soddisfatta, ma Messalina non ha mai coinvolto il suo entourage nei suoi eccessi. Secondo Plinio il Vecchio, ha sfidato una prostituta a una competizione di sesso di 24 ore, che ha vinto con un punteggio di 25 partner (Storia Naturale 10, 83, 172). 

 

Oltre alla sua infinita serie di amanti, Messalina era nota per iniziare sempre i suoi incontri sessuali, rivoluzionando i codici della società phallocratica romana.

 

È stata descritta come un predatore sessuale instancabile e una donna dominante che si è compromessa come un uomo – oltraggiosa agli occhi romani.  

 

A Claudio fu detto del comportamento scioccante di sua moglie e ordinò la sua esecuzione – l’unico modo per placare la sua sete sessuale.

 

Allora, cos’è l’oscenità? 

 

L’oscenità è una costruzione sociale che varia a seconda del tempo e del luogo. Nella mitologia indù, lo yoni è il simbolo della dea della fertilità Shakti, che era venerata nel lontano 4000 a.C. E’ stato visto come uguale alla sua controparte maschile, il lingam, e insieme sono stati la fonte di tutta l’esistenza. Una mitologia simile è presente in Giappone con i concetti di yin e yang, che rappresentano le energie femminili e maschili. Allo stesso tempo, il paese considera ancora le immagini delle vulvas come oscene da un punto di vista giuridico, come dimostra la convinzione 2014 dell’artista Megumigara Igarashi 

 

Ma grazie all’influenza delle artiste – e persino delle inserzioniste – la vulva è tornata nel XXI secolo. 

 

Immagine superiore: Un esempio di un concerto di Sheela na, un’intaglio di una donna nuda con una vulva esagerata. Fonte: Licenza Pixabay 

 

L’articolo ‘Quando la vulva è diventata oscena? di Christian-Georges Schwentzel è stato originariamente pubblicato su The Conversation, ed è stato ripubblicato sotto una licenza Creative Commons.

 

Fonte: https://www.ancient-origins.net/

 

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L’oro della Bibbia, il sesso e l’immortalità

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Mauro Biglino, l’oro della Bibbia, il sesso e l’immortalità

 

A cura di Andrea Pilati.

(Un ringraziamento a Mauro Biglino per link e riferimenti biblici)

Quello che mi accingo a scrivere penso sia l’articolo più impegnativo che abbia mai redatto e, visto l’argomento, farò del mio meglio per redigerlo in maniera completa, fluida e comprensibile.

 

Spero di non ferire la sensibilità di qualche lettore ma l’argomento è inevitabilmente crudo, esplicito e terribilmente affascinante.

 

Ieri, sabato 15 dicembre, ho assistito alla conferenza di Mauro Biglino, controverso interprete dei testi sacri e nella fattispecie, a riguardo dei cattolici, del testo Sacro per antonomasia, la Bibbia.

 

 

La conferenza è durata circa due ore, dove il relatore ha riportato alcune cose già sentite ma nonostante ciò ricca, come sempre, di spunti sempre nuovi e di nuove modifiche alle traduzioni bibliche presenti nelle case dei fedeli.

 

Per chi mi conosce, nelle conferenze che seguo cerco di porre attenzione ai parallelismi con le conoscenze che la mia persona ha acquisito in altri ambiti e che collimano, e a volte si scontrano, con quelle espresse dal relatore del momento. È mia abitudine quindi porre a lui le domande chiarificatrici, a volte scomode, per rivedere, confutare o rafforzare i risultati delle ricerche.

 

 

Un passaggio che mi ha fatto attivare l’adrenalina è stato quello relativo all’oro che questi Elohim chiedevano di estrarre ai loro schiavi sottoposti, affinché essi potessero giovarsene come elemento per allungare loro la vita.

 

 

Biglino cita a questo proposito recenti studi volti a comprovare l’affermazione biblica riguardo la longevità. Leggiamo infatti sul sito “Le Scienze”, un articolo del gennaio 2012:

 

 

La lunghezza dei telomeri è un forte fattore predittivo della longevità: la correlazione statisticamente significativa è stata riscontrata nel diamante mandarino (Taeniopygia guttata), un piccolo uccello della famiglia degli Estrildidi, nell’ambito di uno studio condotto presso il College of Medical, Veterinary, and Life Sciences dell’Università di Glasgow e del Centre for Ecology and Conservation, College of Life and Environmental Sciences dell’ Università di Exeter, nel Regno Unito

 

Sempre sui telomeri dei cromosomi leggiamo un passaggio interessante riguardante l’invecchiamento e la sua reversibilità, articolo, questo, del 2013:

 

 

Recenti studi sui topi hanno dimostrato che la senescenza associata all’accorciamento dei telomeri è un fenomeno reversibile. Se in topi con telomeri corti e chiari sintomi di senescenza veniva riattivata la telomerasi si assisteva ad un rapido ed inequivocabile ringiovanimento.

Fonte: www.fisv.org

 

La relazione diretta tra il prezioso metallo e la telomerasi non è stata ufficialmente comprovata dalla scienza ma che l’oro fosse per i tempi biblici un metallo prezioso, a questo punto se ne può comprendere il motivo, che va al di là della semplice funzione monetaria e per la creazione di monili ed ornamenti. Un passaggio interessante riguarda la descrizione biblica dell’Arca dove il testo ne descrive le fattezze e menziona i particolari della costruzione:

 

 

L’arca del patto(Es 37:1-9; De 10:1-5) Cl 2:17

 

10 «Faranno dunque un’arca di legno d’acacia; la sua lunghezza sarà di due cubiti e mezzo, la sua larghezza di un cubito e mezzo e la sua altezza di un cubito e mezzo.11 La rivestirai d’oro puro; la rivestirai così, sia dentro che fuori; le farai al di sopra una ghirlanda d’oro, che giri intorno. 12 Fonderai per essa quattro anelli d’oro, che metterai ai suoi quattro piedi: due anelli da un lato e due anelli dall’altro lato. 13 Farai anche delle stanghe di legno di acacia e le rivestirai d’oro. 14 Farai passare le stanghe negli anelli ai lati dell’arca, perché servono a portarla. 15 Le stanghe rimarranno negli anelli dell’arca e non ne saranno sfilate. 16 Poi metterai nell’arca la testimonianza che ti darò.17 Farai anche un propiziatorio d’oro puro; la sua lunghezza sarà di due cubiti e mezzo e la sua larghezza di un cubito e mezzo. 18 Farai due cherubini d’oro; li farai lavorati al martello, alle due estremità del propiziatorio; 19 fa’ un cherubino per una delle estremità e un cherubino per l’altra; farete in modo che questi cherubini escano dal propiziatorio alle due estremità. 20 I cherubini avranno le ali spiegate in alto, in modo da coprire il propiziatorio con le loro ali; avranno la faccia rivolta l’uno verso l’altro; le facce dei cherubini saranno rivolte verso il propiziatorio. 21 Metterai il propiziatorio in alto, sopra l’arca; e nell’arca metterai la testimonianza che ti darò.

Fonte: www.laparola.net

 

 

Essendo il cubito circa 45 cm di lunghezza si evince che l’Arca dell’Alleanza avesse le dimensioni di 1 metro di lunghezza per 50 centimetri di larghezza e altezza.

 

 

Tutto quel rivestimento d’oro, senza calcolare cosa contenesse, rendeva la stessa decisamente pesante al punto da chiedersi come potessero i due anelli per lato, anch’essi d’oro, riuscire a sostenerne il peso. L’oro è un metallo prezioso ma non è assolutamente adatto nella metallurgia pesante. Quindi è anche facile pensare che l’Arca non servisse a portare alcun ché ma fungesse da dispositivo che oggi potremmo chiamare condensatore. Ma questa è solo una mia congettura…

 

 

Ma torniamo ai giorni nostri. Anno 2014, Centro Nazionale delle Ricerche (C.N.R.)

 

COMUNICATO STAMPA

Nanoparticelle d’oro identificano e uccidono le cellule tumorali

18/12/2014Un team dell’Ifac-Cnr e dell’Università di Firenze mette a punto un nuovo tipo di trattamento del cancro: nanoparticelle d’oro riconoscono le cellule cancerose quando queste sviluppano un enzima che permette loro di sopravvivere senza ossigeno. La tecnologia, illustrata su Advanced Functional Materials, è protetta da brevetto.

Fonte: www.cnr.it

PANORAMA – Un cerotto d’oro per il cuore

Sviluppato un biomateriale con nanoparticelle d’oro in grado di riparare i tessuti cardiaci danneggiati

di Angelo Piemontese

Presto i danni causati al cuore da infarto o altre patologie cardiovascolari potranno essere aggiustati con uno speciale cerotto inserito chirurgicamente nelle aree danneggiate del muscolo cardiaco.

All’Università di Tel Aviv hanno infatti sviluppato un nuova metodologia biomedica per creare un tessuto ibrido, composto cioè da una miscela di cellule umane e micro particelle d’oro, in grado di sostituire le fibre del miocardio malfunzionanti e inoltre capace di migliorarne le prestazioni.

Fonte: www.panorama.it

 

Piano piano sembra proprio che stiamo arrivando al centro del labirinto…

 

Ma l’oro lo troviamo anche in un altro specifico contesto e anche Biglino ne condivide il parallelismo. Parliamo di Alchimia ed elisir di lunga vita; con essa gli alchimisti volevano ottenere la trasmutazione del piombo in oro (ancora lui!) ma la cosa che lascia interdetti è il fatto che questo metallo lo ritroviamo sempre quando c’è la vita di mezzo e se consideriamo che i patriarchi biblici godevano di longevità ultracentenaria allora qualche domanda sul fatto che questi Elohim necessitassero di oro per se stessi porta a pensare a qualsiasi congettura.

 

 

L’oro è presente tra gli elementi chimici del corpo che abitiamo e a riprova di ciò riporto le analisi fatte con il test del mineralogramma:

 

 

L’Alchimia descritta nel MedioEvo non è quella che ci è sempre stata raccontata come la rudimentale chimica appannaggio di folli metallurghi relegati in oscuri scantinati tra libroni ed alambicchi. Essa è relativa alla possibilità di ottenere un cambio chimico nel corpo, indotto con una pratica molto potente, in grado di sprigionare una enorme energia trasmutatoria. In questa pratica si mettono in atto la respirazione, l’ossigenazione del sangue e dei tessuti, l’equilibrio endocrino, la totale funzionalità cerebrale dei due emisferi in sincrona collaborazione, il controllo del corpo e dei pensieri, il dominio della mente e delle emozioni, il discernimento tra gli istinti e la Coscienza. Sto parlando del Sesso e del relativo rapporto Maschio/Femmina. Come si può capire, qui gli omosessuali non possono accedere, per logica e per Natura cosmica.

 

Il rapporto Maschio/Femmina è per il raggiungimento del Cosmo, dell’ordine. Quello omosessuale è chiaramente per il Caos, il disordine. In mezzo la scelta con il libero arbitrio e le relative conseguenze.

 

Se le ricerche di Biglino sono corrette, gli Elohim crearono l’uomo, e dopo alcuni esperimenti genetici, la sua controparte, la donna. Tutti e due in grado di replicarsi, ma quando una coscienza prende posto in un corpo, altro non può fare che evolversi. Sul suo ultimo libro, “Lacaduta degli Dei” (Uno Editori) spiega altri interessanti dettagli a riguardo.

 

 

L’albero della Conoscenza del Bene e del Male altro non è che il rapporto Sessuale Sacro con il quale ci si scontra e si vanno a conoscere le dinamiche delle due energie opposte senza le quali non è possibile la Conoscenza e l’evoluzione della Coscienza. Perché mai la Bibbia ci racconta che Adamo ed Eva, dopo averne colto il frutto (della Conoscenza), si coprirono i genitali? Per caso la Bibbia ci parla di albero di mele? Non mi risulta…

 

 

Da allora anche nel generato “genere umano” entrarono preponderanti queste due forze, agenti attraverso l’Uomo, che hanno prodotto dei movimenti che si sono polarizzati per l’una o per l’altra forza, antagonisti l’un l’altro. L’uno, il Male, è votato alla distruzione, al dolore, all’offuscamento della Coscienza, alla degenerazione tissutale e all’invecchiamento precoce, alla tristezza e all’apatia, questi ultimi chiari segni di carenza energetica. L’altro, il Bene, agisce all’opposto fornendo Tenacia, Costanza, Pazienza, Intelligenza, Volontà, tonicità ed elasticità fisica e relativa elasticità mentale, rigenerazione e vigore, Entusiasmo (En-Theos, “Dio dentro”)… Non vi sono dubbi verso quale parte merita porre attenzione.

 

 

Ma per come è strutturata questa dimensione su questo pianeta e come siamo strutturati noi psicologicamente parlando, possiamo apprendere solo conoscendo il Male, e Dante ce lo ha mostrato chiaramente.

 

 

Se vogliamo conoscerci e risalire la china degli inferi per raggiungere i livelli paradisiaci lo possiamo fare solo attraverso il Sesso, con il quale si può vincere o perdere una battaglia, la più importante, essendo esso stesso l’unica energia che permette la procreazione attraverso l’attivazione della divisione cellulare e la relativa creazione di un nuovo veicolo fisico chiamato “corpo umano” che sarà abitato da una Coscienza con un ben preciso compito.

 

 

Se utilizziamo il Sesso per il Bene, come sopra descritto, la nostra vita sarà meno dolorosa e tendente al Paradiso; altrimenti sarà in Inferno. Penso che così sia più chiaro comprendere anche quello che è legato alla fortuna e alla sfortuna, il destino, diretto o subìto, il karma e il dharma orientali. Da ciò si  può comprendere la repressione verso il sesso e la creazione del tabù tramite la Chiesa cattolica e il Satanismo, che divulga la totale perdita del seme/coscienza.

 

Per notare la deriva alla quale porta il satanismo basta vedere le “opere” di Marina Abramovic, sedicente artista che tra le sue performance utilizza una miscela di sperma, sangue suino e sangue mestruale per scrivere messaggi su muri adibiti a tela, nelle gallerie d’arte a lei dedicate.

 

Esterniamo quello che siamo, Come dentro così fuori… I mostri che aleggiano in noi prima i poi escono anche se siamo dei bravi dissimulatori, consapevoli o meno.

 

 

Chi vuole addentrarsi nel merito della compagine satanica che gira intorno a questi personaggi, ispirati dalla divulgazione di Aleister Crowley, consiglio di leggere l’articolo di Maurizio Blondet sul Pizzagate con “attori” quali John Podesta e il fratello Tony, quest’ultimo proprietario di una galleria d’arte moderna “particolare”, James Alefantis, Bill & Hillary Clinton, Obama,  www.maurizioblondet.it. Altri dettagli li trovate anche suDagospia. Per altri abomini artistici, frutto delle aberrazioni mentali e genesi delle parti oscure in noi, consiglio la visione delle opere di Patricia Piccinini che trovate su Internet.

 

 

Il seme, come il seme per le piante, è la sintesi dell’essere umano dal quale nasce e si sviluppa il futuro corpo/coscienza. Attraverso il Sesso abbiamo la possibilità, data dai Theoi, Elohim, Divinità, anch’esse operanti per il Bene o per il Male, di diventare come loro, Dei ai nostri occhi.

 

Il futuro ci vuole responsabili, capaci di prendere in mano il nostro destino, ma dipende SOLO DA NOI. Il tempo, o meglio, il periodo che stiamo vivendo è quello dell’Apocalisse, la Rivelazione, quindi è possibile e doveroso divulgare queste informazioni speciali. Molti di noi ancora non comprendono quello che è stato trasferito in queste righe, non ne comprendono l’enorme potenzialità. Ma ad ogni frutto va dato il tempo per maturare…

E ora, per terminare questo lungo intervento con un messaggio di speranza e di augurio, riporto una frase ripresa dal film “Guerre Stellari – gli  ultimi Jedi”:

“La vittoria non si consegue attaccando il nemico ma salvando chi ami”