Home

Le ultime parole di Marco Aurelio

Lascia un commento

Le ultime parole dell’imperatore Marco Aurelio
di Eugenio Delacroix
Fonte

di Andrew Rattray sul sito web ClassicalWisdom

C’è qualcosa di commovente nelle ultime parole.

Un’ultima fioritura resa ancora più bella perché sappiamo che non c’è più saggezza a venire. Un promemoria che tutte le cose finiscono.

Eugene Delacroix, l’artista romantico del 19 ° secolo, lo pensava certamente quando dipinse Le ultime parole dell’imperatore Marco Aurelio‘. Il pezzo è esattamente quello che ti aspetteresti quando immagini le espressioni finali di qualcuno così leggendario come Marco Aurelio (26 aprile 121 – 17 marzo 180).

Assistenti e famiglia che gridano intorno al letto di morte con Commodo, il figlio di Marco, in primo piano. 

È interessante notare che Aurelio e Delacroix avevano più cose in comune di quanto forse entrambi avrebbero immaginato. 

Oltre ad essere un grande estimatore degli Stoici,

  • Eugene Delacroix è anche considerato da alcuni uno degli ultimi “vecchi maestri” della pittura europea
  • Marco Aurelio è considerato l’ultimo dei “buoni imperatori” che sovrintendevano alla Pax Romana

Questo è stato un “secolo d’oro” della maestosità di Roma, un periodo di consolidamento, sviluppo, pace e prosperità senza precedenti.

Questi due uomini hanno inconsapevolmente supervisionato la fine di un’era nei rispettivi campi.

Quindi, Marco Aurelio era un imperatore romano e l’ultimo di una linea di grandi.

Ma quali furono esattamente le sue ultime parole, e perché risuonano ancora con noi quasi 2000 anni dopo la sua morte…?

Ebbene, per prima cosa, per capire meglio le sue parole dobbiamo capire meglio l’uomo.

Originariamente nato Marcus Annius Verus, ricevette il nome di Marcus Aelius Aurelius Verus quando fu adottato da Antonino Pio, figlio adottivo dell’allora imperatore Adriano (di fama del Vallo di Adriano).

Questa era una pratica molto comune tra le classi superiori e senatoriali dell’antica Roma, poiché le leggi sull’eredità romana non favorivano le donne, quindi era importante garantire l’eredità familiare e la successione attraverso l’adozione.

Naturalmente, queste adozioni non sono state casuali.

Marco nacque in una famiglia di notevole fama politica, con suo nonno che prestava servizio come Console e persino Prefetto di Roma, e sua zia, Annia Galeria Faustina, era sposa di Antonino Pio, eventuale padre adottivo di Marco.

Si può dire con certezza che Marcus è stato preparato a governare…

Dopo la morte di Antonino, Marco sarebbe stato elevato allo status di co-imperatore con il fratello adottivo Lucio Vero, dove avrebbe ricevuto il suo nome imperiale:

Marco Aurelio Antonino Augusto…

È importante a questo punto notare che fu su insistenza di Marco che Lucio fu nominato co-imperatore.

Inoltre, Lucius non sembra aver avuto una grande base di supporto politico, quindi avrebbe potuto provare a rimuovere questo potenziale rivale e governarlo da solo.

Il fatto che Marco abbia insistito su questa regola congiunta con il fratello adottivo la dice lunga sulla qualità del suo carattere. Per otto anni la coppia prestò servizio come co-imperatori, fino a quando Lucio morì di ictus mentre tornava con Marco dalla campagna nella regione del Danubio.  

Nonostante un regno di successo, Marco Aurelio è meglio conosciuto oggi per i suoi scritti filosofici.

Durante il suo regno come imperatore Marco scrisse quelle che sono diventate note come le sue Meditazioni, una serie di diari personali che descrivono in dettaglio i pensieri e le riflessioni più intimi di Marco.

Appassionato studioso di filosofia per tutta la vita e in particolare del filosofo stoico Epitteto, i diari di Marco lo mostrano come un uomo incredibilmente introspettivo, alle prese con il pesante peso del suo ufficio, pur essendo acutamente consapevole della natura transitoria della vita.

Da scritti come,

“Hai potere sulla tua mente, non sugli eventi esterni. Renditi conto di questo, troverai la forza”,

è chiaro che, come chiunque di noi, le circostanze della sua vita hanno avuto un impatto su Marcus mentre cercava di trovare la sua strada attraverso le sfide che ha dovuto affrontare. 

Sebbene non sia chiaro se questi diari siano mai stati pensati per essere condivisi con chiunque, la raccolta è ora uno dei testi filosofici più popolari in circolazione, grazie a una rinascita di popolarità relativamente recente poiché così tanti di noi cercano la saggezza degli antichi per aiutaci a navigare in un futuro sempre più incerto.

Le meditazioni di Marcus si sono rivelate piene di saggezza che trascende razza, classe e tempo.

Come molti di noi, Marcus era alle prese con il suo scopo nella vita, anche se ricopriva una delle posizioni più potenti del mondo. In effetti, perché sappiamo che questi sono diari personali, appunti per se stesso, risuonano con noi ancora di più.

Anche uno degli uomini più potenti al mondo, nonostante tutta la sua ricchezza, il suo status e il suo successo, ha affrontato gli stessi problemi che affrontiamo oggi.  

Allora, che dire delle sue ultime parole?

Bene, a questo chiedo

quale…?

Dovremmo considerare le sue ultime parole come l’ultima cosa che ha detto ad alta voce, o l’ultima cosa che ha messo su carta?

Abbiamo registrazioni di entrambi. Di solito, in una discussione del genere consideriamo solo il primo, ma dato l’impatto duraturo della scrittura di Marcus, penso che troverai le sue parole scritte ancora più avvincenti. 

Secondo Cassio Dione, storico e senatore romano, le ultime parole pronunciate da Marco Aurelio mentre giaceva morente furono:

“Vai al sole che sorge, sto già tramontando”

Ad oggi c’è ancora una certa incertezza su cosa intendesse esattamente.

Il sol levante era il figlio ed erede di Marco, Commodo?

Dato quello che sappiamo del turbolento regno di Commodo, questo può sembrare improbabile, ma in verità Marco ha fatto tutto il possibile per istruire suo figlio a seguire le sue orme.

In effetti, Cassio Dione scrive persino che Marco mise Commodo sotto sorveglianza armata poco prima della sua morte per assicurarsi che nessuno potesse accusarlo di averne una mano.

È solo con il senno di poi che sappiamo che Commodo si dimostrò un indegno successore. 

Donald Robertson, l’autore e storico americano, ha una visione diversa e affascinante delle ultime parole pronunciate da Marcus.

Prende nota di diversi riferimenti all’interno delle Meditazioni di Marcus sui confronti tra saggezza e luce solare in cui considera la mente come il sole e la saggezza e la virtù come la luce del sole.

Marcus sentiva che una mente saggia scaccia le sue virtù per illuminare il mondo proprio come i raggi del sole cadono sulla Terra.

Le sue ultime parole, quindi, potrebbero essere considerate una chiamata a riporre fede nella saggezza e nella virtù, e trovare qualcuno che trasuda queste virtù per guidare Roma.

In alternativa, può avere un significato più semplice.

Quando la giornata è finita, guardiamo ai nostri piani per domani; quando Marco se ne fu andato, desiderava che i suoi successori non si fermassero ma passassero a un nuovo giorno e nuovi piani per l’Impero.

Alla fine, forse non lo sapremo mai…

Quindi, quelle erano le parole pronunciate da Marcus, ma che dire della sua scrittura finale?

Trovo che la voce finale delle sue Meditazioni sia un epilogo molto più incisivo e appropriato alla vita di Marcus.

La sua voce finale recita:

“Uomo mortale, hai vissuto come cittadino in questa grande città.

Che importa se quella vita è di cinque o cinquanta anni? Le leggi della città valgono ugualmente per tutti.

Allora cosa c’è da temere nel tuo licenziamento dalla città? Questo non è un giudice tiranno o corrotto che ti congeda, ma la stessa natura che ti ha fatto entrare.

È come l’ufficiale che ha ingaggiato un attore comico allontanandolo dal palco.

«Ma non ho suonato i miei cinque atti, solo tre. Vero, ma nella vita tre atti possono essere l’intera commedia».

Il completamento è determinato da quell’essere che ha causato prima la tua composizione e ora la tua dissoluzione. Non hai parte in nessuna delle due cause.

Va’ dunque in pace: il dio che ti lascia andare è in pace con te”. 

Quando parla della “grande città”, Marcus si riferisce al mondo nel suo insieme e a tutte le meraviglie all’interno, prima di continuare a riflettere sulla sua incombente uscita.

Con la sua consueta riflessione introspettiva considera l’inefficacia dell’essere sconvolto dal processo naturale del morire.

Sottolinea l’importanza dell’accettazione e del partire con grazia, piuttosto che inveire contro la fine…

In definitiva, questo è molto di ciò che ci aspettiamo da uno dei più famosi filosofi stoici mai vissuti; un’accettazione delle proprie circostanze. 

Tutte le cose finiscono alla fine, siano esse insignificanti come un articolo che abbiamo apprezzato, o significative come il nostro tempo sulla Terra, ma possiamo guardare alla saggezza di quei passati e trarre conforto dal loro stesso coraggio nell’affrontare questi finisce quando arrivano.

Non c’è alcun vantaggio nell’infuriare contro il morire della luce, finirà lo stesso.

Meglio, infatti, prendere queste cose con calma, e accettare i fatti della vita come sono…

Come Eugenio Delacroix, anch’io sono un grande ammiratore di Marco Aurelio, e l’impatto della sua vita, morte e le sue ultime parole sono acute ora come lo erano nel 1844 e nel 180…

Pubblicato su: https://www.bibliotecapleyades.net/ciencia3/historia_humanidad316.htm

®wld

Quirinale: quale Diavolo/Demonio siederà in quel luogo?

Lascia un commento

“Porta dell’Inferno” di Auguste Rodin.

La Vera Storia della Porta dell’Inferno al Quirinale

di Redazione dal Sito Web MePiu Informazione di NM

Il 17 settembre a Roma, presso le Scuderie del Quirinale, è arrivato il modello di fusione in gesso della celebre “Porta dell’Inferno” di Auguste Rodin. Pezzo da novanta tra i capolavori della mostra “Inferno”, a cura di Jean Clair, in programma dal 15 ottobre 2021 al 9 gennaio 2022. L’opera è alta ben 7 metri. Che sia un messaggio subliminale abbastanza esplicito l’entrata a Roma di tale scultura?

 Che siano soltanto teorie? Al momento rimane un forte dibattito. Abbiamo chiesto un parere ad Professor Emanuele Palmieri, già ospite qui su MePiù in un podcast con Eugenio Miccoli. Servizio di Francesco Mastrobattista, e Leonardo Rosi.

Il 17 settembre a Roma (2021), alle Scuderie del Quirinale, è arrivato il modello di fusione in gesso della celebre “Porta dell’Inferno” di Auguste Rodin.Pezzo da novanta tra i capolavori della mostra “Inferno”, a cura di Jean Clair, in programma dal 15 ottobre 2021 al 9 gennaio 2022 

L’opera, concessa in prestito dal Musée Rodin di Parigi, è alta ben 7 metri. 

Il portale è interamente ricoperto di altorilievi raffiguranti parti dell’opera di Dante Alighieri, esclusivamente sull’Inferno. 

Immediate sono state sui social le tesi e i parallelismi tra il significato simbolico della scultura, ovvero il regno delle tenebre, e ciò che socialmente si sta verificando in Italia. 

Negli ultimi due giorni è stato soprattutto diffuso sui social un video del canale YouTube “Libreria Esoterica Cavour” dal titolo “Le porte dell’inferno al Quirinale”, in cui a parlare è Giorgio Rossi, il quale ha subito ipotizzato una relazione di natura quasi rituale tra la venuta della porta nel cuore della cristianità e l’entrata in vigore del nuovo decreto, arrivando persino ad ipotizzare che in quel quirinale a cui fa riferimento il titolo, siederà proprio il “Demonio” in persona. 

Che sia dunque un messaggio subliminale abbastanza esplicito l’entrata a Roma di tale scultura? Che siano soltanto teorie?

In ogni caso è una tesi che sta dilagando sui social, sta affascinando molti appassionati di esoterismo ed allarmando i più ferventi cattolici e religiosi. 

C’è 

a dire che l’argomento si dimostra scottante a causa del dibattito ancora caldo dovuto al video di Monsignor Carlo Maria Viganò

Persino la scrittrice Ilaria Bifarini, autrice di un libro che ha fatto molto parlare “Il Grande Reset“, si sofferma sulla non casualità della questione. Così scrive sui social: 

“Ormai non hanno più bisogno di nascondere i propri intenti, anzi li esibiscono sfacciatamente: 

la porta dell’inferno di Rodin da Parigi viene portata a Roma, non a caso davanti al Quirinale. 

Macron passa la staffetta a Draghi. 

A dir poco, emblematico”. 

Insomma, tra chi verso questo oggetto ha una visione di matrice più metafisica, e chi invece reputa sia una semplice opera d’arte, si è dato il via a molteplici riflessioni. 

A tal proposito abbiamo chiesto il parere anche ad Emanuele Palmieri, Formatore e ricercatore, creatore della disciplina di crescita personale “Matrice Interiore”, fondatore del canale YouTube “Infinito”.

Fonte: https://www.bibliotecapleyades.net/


®wld

La Marcia Su Roma

Lascia un commento

ERO A SAN GIOVANNI IERI E VI RACCONTO CHI C’ERA (VERAMENTE) IN PIAZZA

La censura o i maldestri tentativi dei media italiani sulle manifestazioni che hanno riempito le piazze di tutta l’Italia (non solo Roma e Milano, ma anche Genova e Trieste) nella giornata di ieri sono segnali.

Parlando diffusamente delle mobilitazioni per il clima di venerdì a Roma o di quella sempre nella giornata di ieri delle donne a Piazza del Popolo, si cerca di nascondere i fallimentari flop rispetto alle decine di migliaia (si parla di 100.000 a Roma a Piazza San Giovanni) di cittadini che hanno manifestato contro il green pass e contro il governo Draghi.

Derubricare a “quattro fascisti violenti e qualche folle no vax” il tutto però non è possibile più.

Quindi meglio la censura, è la libera informazione bellezza!

Sono stata a piazza San Giovanni.

Ho cercato di guardarmi intorno, di capire chi ci fosse davvero in piazza.

Intanto, devo dire che non si vedeva Piazza San Giovanni così piena, partecipata, dai tempi delle mobilitazioni sindacali del passato ormai remoto.

C’erano moltissime famiglie con i bambini, anziani e giovanissimi, lavoratori e studenti, docenti e operai.

C’erano anche i poliziotti.

Sparsi tra la folla con magliette verdi o blu per riconoscersi.

C’erano medici, insegnanti, dipendenti pubblici e privati, c’erano dirigenti ministeriali. C’erano moltissimi ex attivisti storici del Movimento 5 Stelle, c’erano parlamentari espulsi dal 5 stelle e oggi membri della componente L’Alternativa c’è in Parlamento.

C’erano moltissime associazioni, da quella nata dopo il “suicidio” di De Donno ai vari comitati per le cure domiciliari, c’erano i dipendenti di Alitalia, che ieri hanno bloccato Fiumicino.

Non era una piazza “di destra”, anzi, dal palco sono state lanciate molte frecciate contro Salvini.

Una piazza che ha iniziato cantando canzoni antifasciste di resistenza e ha concluso con El Pueblo Unido cantato a squarciagola, mentre partiva un lunghissimo applauso in onore e ricordo di De Donno.

Le parole chiave sono state Resistenza, Costituzione, Stato di diritto, Lavoro, Dignità.

Dal palco si sono succeduti interventi di medici, economisti, imprenditori, docenti universitari.

Ha parlato anche la vicequestore di Roma, la dottoressa Nunzia Alessandra Schilirò, affermando che il compito delle forze dell’ordine è difendere la Costituzione su cui ha giurato e questo faranno, a qualsiasi costo.

Insomma, non c’è trippa per gatti.

Impossibile strumentalizzare un segnale così chiaro e forte.

Una massa di cittadini che si sono autoconvocati nello stesso giorno in tutta Italia, hanno isolato le provocazioni, per manifestazione pacificamente il proprio dissenso sulle norme imposte da questo indefinibile assembramento di governo che ha esaurotato la democrazia parlamentare e va avanti a colpi di fiducia e propaganda mediatica.

Quindi, meglio censurare e tacere.

Qualsiasi politico che onori il proprio ruolo rappresentativo o di governo dovrebbe almeno porsi qualche domanda.

Se non lo fa si può presupporre che il consenso non lo interessi affatto, che considera la democrazia già un retaggio del passato.

AGATA IOCONA

FONTE https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-ero_a_san_giovanni_ieri_e_vi_racconto_chi_cera_veramente_in_piazza/39130_43204/

FOTODOCUMENTAZIONE https://comedonchisciotte.org/la-grande-manifestazione-del-25-settembre-a-roma/

LE NOTIZIE FALSE E LA MACCHINA DEL FANGO SULLA MANIFESTAZIONE DI PIAZZA SAN GIOVANNI

Pubblicato su: https://www.nogeoingegneria.com/

®wld

La sapienza magica di spietati Arconti

Lascia un commento

Nell’Ombra del Mondo, il potere invisibile degli Arconti

S’era mai visto un “noir” così atipico, nel quale il poliziotto entra in scena solo nel finale? E s’era mai vista – lontano dai testi di Paolo Franceschetti – una tale ridondanza dell’accoppiata formata dalla doppia lettera R? Va da sé che, se di «melma infernale» si tratta, a sbrogliare il caso (se così si può dire) non possa essere che lui, Mikael, «l’arcangelo delle ombre»: dalle tenebre esce per combattere alla luce del sole, fino a tornare poi ad annidarsi lungo la corrente energetica della Linea del Drago, magari sugli scogli irlandesi dell’Isola di Skelling. 

Elegante e volatile, la dissolvenza con cui Stefano Pica si congeda dal suo strano Viaggiatore, frastornato dai colpi di scena giocati con maestria sul limite friabile che separa il nostro quotidiano dall’Ombra del Mondo. Porte girevoli, pagina dopo pagina, in una successione incalzante e inesorabile di incidenti e sogni, proiezioni mentali e ammazzamenti veri, in un’illusione ottica che centra l’obiettivo di regalare al lettore la felicità di non sapere più dove si trovi, esattamente: nel mondo del potere visibile, in mezzo ai suoi crimini, o nella matrice invisibile che forse lo determina, forgiandolo attraverso la sapienza “magica” di spietati Arconti?

devil

Giovane psicologo clinico con orientamento junghiano, esperto in criminologia forense, Stefano Pica s’inventa una fiaba senza tempo eppure attualissima, intrisa di simbologie esoteriche. Trama rocambolesca, ambientata nella Roma di oggi e innescata dalla misteriosa comparsa di «un libro non scritto», “Umbra mundi”, che funziona come tramite tra luce e ombra, scaraventando in una dimensione parallela il malcapitato studente universitario Renato Ranucci (prima accoppiata RR: per Franceschetti acronimo di Rossa Rossa, oscura società segreta che sarebbe annidata nel massimo potere, dedita anche alla pratica abominevole dei cosiddetti omicidi rituali).

Certo, nel romanzo di Pica il simbolo ricorre: non è un caso, probabilmente, che si chiami Ruber Romero il famoso giudice pronto a insabbiare le indagini, allontanando l’investigatore “angelico”, né che la doppia R sia contenuta anche nel nome del personaggio-chiave, l’enigmatico professor Roman de la Rosa, in cui il fatidico fiore è espresso per intero, senza nemmeno cercare di nasconderlo.

Stefano Pica

“Nell’ombra del mondo – Il Viaggiatore”, conferma l’editore (Terre Sommerse) è un romanzo sul potere, «con una trama psicologica e metafisica nata dal “fango infero” di un percorso iniziatico di tipo massonico dell’autore». Il suo avatar letterario, Renato Ranucci (curiosità: era il vero nome di Renato Rascel), è un giovane laureando in storia e filosofia, innamorato di Giordano Bruno.

Pensando al grande Nolano, lo studente sottolinea l’idea che si possa «influenzare il mondo naturale agendo direttamente sulla sua ombra, attraverso la scienza, l’arte e la magia». Dopo averlo letteralmente rubato da una vetusta biblioteca, Renato (ri-nato, e forse anche Nato Re) scoprirà che quel misterioso libro rivelatore – che poi scatenerà una pericolosa caccia all’uomo – offre a chi lo possiede la tremenda facoltà di viaggiare dentro i sogni, ma in carne e ossa, tra amici che spariscono davvero, apprendisti stregoni, maghe e imperatrici, roghi medievali e fragorose bande di bikers, pronti a materializzarsi al momento giusto, in sella alle loro Harley, per evitare il peggio.

«Si tratta di un romanzo che può avere una certa affinità con il periodo difficile che stiamo vivendo», dice l’autore, alludendo a «questa ‘Covid-crazia’ che sembra il tentativo, solo in parte riuscito, di completare l’inscatolamento della nostra coscienza all’interno di uno schema prefissato e gestito da una minoranza dominante che, nel mio romanzo, chiamo Arconti». Se una profetica canzone degli anni Ottanta (”Living in a box”) rendeva bene l’idea della situazione odierna, il “viaggiatore” Renato Ranucci, invece, “le scatole” le rompe, eccome: sbalzato fuori bordo, si troverà catapultato “nell’Ombra del Mondo”.

Un viaggio che lo metterà di fronte ai tanti volti del potere, «uno dei quali è rappresentato da un Re che non riesce più a gestire il peso della Corona, che paradossalmente ritroviamo oggi sul capo di un virus (che in greco vuol dire veleno)», dice Stefano Pica. «Un virus incoronato “Re del mondo” che ha trasformato gli uomini in sudditi spaventati e gli ‘scienziati’ nei suoi gran sacerdoti».

Nell'Ombra del Mondo - Il Viaggiatore

Spiega ancora Stefano: «Il Viaggiatore (Renato) è un archetipo legato al perdersi e al ritrovarsi, all’essere e al non essere, ma soprattutto al percorso di conoscenza di se stessi e del mondo, dove la meta non è mai delineata». L’Ombra del Mondo invece, ispirata dalla sapienza di Giordano Bruno, di fatto «è una dimensione speculare al mondo naturale: una dimensione onirica, dalla quale è possibile condizionare il mondo reale, come sta avvenendo oggi con il piano di manipolazione “asettica” che sta interessando la nostra vita».

Nel romanzo, di fronte allo “spettacolo” di un’esecuzione capitale in epoca medievale, si legge: «La contemplazione del potere da parte delle masse popolari fornisce a queste ultime la sensazione illusoria di essere anche potenti, tanto da diventare sorde e cieche davanti a un potere che agisce contro di loro per soggiogarle».

Il potere degli Arconti, appunto: «Una congrega operante nell’Ombra del Mondo, con lo scopo di ottenere energia da utilizzare per condizionare il mondo naturale e la vita delle persone comuni».

Sacerdoti oscuri, contro-iniziatici, pronti a utilizzare «una spiritualità ierocratica e cerimoniale, rovesciata nel suo significato originario, per ottemperare ad ambizioni strettamente materialiste e orientate al dominio». Quando finalmente Renato Ranucci finisce in trappola, a tu per tu con uno di loro, scopre che per gli Arconti il potere-dominio consiste nel «superare l’etica attraverso una visione del mondo elitaria, a tratti sacrilega», forte di una «smisurata autocelebrazione titanica». Ecco una delle scoperte del Viaggiatore: 

«Il sacrificio era anche uno degli strumenti utilizzati dal dominio per legittimare la sua estetica e la sua etica, nel mondo, attraverso una sanguinosa sacralità fatta di guerre e genocidi». Tradotto: «La creazione di conflitti rappresentava la modalità migliore per produrre l’energia necessaria per far girare le ruote dell’occulta macchina del dominio, che gli Arconti gestivano sapientemente all’Ombra del Mondo», in una sorta di «culto cannibale, che utilizzava la conoscenza e il dominio per divorare l’esistenza delle persone fino alle ossa».

Stefano Pica (o meglio, Renato Ranucci) sa benissimo che «ogni potere necessita spesso di sacrifici cruenti». Ma sa anche che, «per assurdo, ciò che nel mondo reale può farti ammalare, all’ombra di esso può farti guarire». Non c’è da allarmarsi più di tanto, se nel romanzo un alchimista può trasformarsi addirittura nel più fedele degli animali, o se è un uccello – a un certo punto – a mettere l’ispettore di polizia sulla strada giusta per risalire agli autori di un orrendo triplice omicidio, provocato dalla brama di mettere le mani su quel maledetto libro.

«Quel tomo funzionava come un campo di coordinazione energetico, dove ogni situazione e persona incontrata nel viaggio onirico si legava alla realtà del viaggiatore attraverso fili invisibili». Solo esaminando quei fili attraverso le loro ombre, riflette Renato, è possibile comprendere «il nesso che lega ogni esistenza umana alle sue molteplici manifestazioni», e grazie a questa conoscenza diventare infine “Re di se stessi”, finalmente liberi e capaci di amare, dunque «costruttori del proprio destino».

(Il libro: Stefano Pica, “Nell’Ombra del Mondo – Il Viaggiatore“, Terre Sommerse, 180 pagine, 16 euro).

Pubblicato sul sito web: https://www.libreidee.org/

______________________*______________________

Saperne di più sugli “Arconti”:

“ARCONTI”

indagine sugli arconti

Ipostasi degli Arconti

Arconti: L’abisso della verità – le forze anti-risveglio – la sicurezza dell’ignoranza

®wld

Tutte Le Strade Portano A Roma

Lascia un commento

Clicca sull’immagine per guardare il video

Tutte Le Strade Portano A Roma – Parte 3: Controllo Mentale

Qlobal-Change Italia

@QlobalChangeItali

Nella scorsa puntata abbiamo accennato come la triade City of London-Washington DC e Vaticano siano estremamente collegate come potere finanziario-militare e religioso e a questo proposito raccomandiamo la visione di una bella intervista fatta a Gabriele Sannino (https://www.youtube.com/watch?v=w3EpkdL5D8g) che esplica molto bene questa triade.

Triade strettamente correlata all’MKUltra al controllo mentale, all’FBI, alla CIA.

In che cosa consisteva il progetto MK Ultra?

Intervista a Gabriele Sannino: https://www.youtube.com/watch?v=w3EpkdL5D8g

DOWNLOAD & REUPLOAD di tutti i nostri video esplicitamente DESIDERATI! Il nostro lavoro gratuito dovrebbe essere disponibile ovunque.

Seguite Q su
https://qposts.in/

Qlobal-Change è una piattaforma che unisce le notizie alternativi.

Blog:
https://qlobal-change-italy.blogspot.com

Telegram: t.me/QlobalChangeItalia

NewsFEED su Telegram: t.me/QC_Italia_BlogFEED

®wld

Older Entries