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Tecnopopulismo – Come tecnocrazia e populismo stanno insieme

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di Ben Wellings dal sito web InternationalAffairs

Abbiamo avvertito negli ultimi anni dei pericoli del tecnopopulismo, o della fusione del populismo con la tecnocrazia. 

Il primo libro autorevole, “Democracy by Disclosure: The Rise of Technopopulism” di Mary Graham, visiting fellow presso la Brookings Institution, è apparso nel 2002.

Poiché i populisti possono fornire solo soluzioni limitate ai problemi contro cui protestano, è fin troppo facile rivolgersi a Tecnocrati per le risposte.

Fonte

Christopher Bickerton e Carlo Invernizzi Accetti descrivono, definiscono e diagnosticano quella che considerano una nuova logica della politica democratica.

Il “tecnopopulismo” è la fusione di modalità di governo populiste e tecnocratiche. In questo contributo innovativo alla nostra comprensione della natura mutevole della (Technopopulism – The New Logic of Democratic Politics), gli autori Christopher Bickerton e Carlo Invernizzi Accetti suggeriscono che la politica democratica è,

“sempre più sulle pretese in competizione di rappresentare il ‘popolo’ nel suo insieme e di possedere la necessaria ‘competenza’ per tradurre la sua volontà in politica”.

La politica tecnopopulista implica quindi appelli al di là dei partiti politici, con un’enfasi sui leader che possono tagliare il disordine della politica democratica e portare a termine le cose.

L’obiettivo principale degli autori non è il tipo di populisti che infestano l’immaginazione progressista, come,

Donald Trump, Marine Le Pen, Matteo Salvini e Victor Orbàn…

In modo rinfrescante, Trump fa a malapena la sua apparizione, data l’attenzione sull’Europa occidentale.

Invece i principali esemplari sono Tony Blair ed Emmanuel Macron.

Blair e Macron sono emblematici di una tendenza datata dalla fine degli anni ’90 in poi. 

Entrambe le figure hanno cercato maggioranze elettorali sulla base del rifiuto della “vecchia” politica e della pretesa di essere “diversamente dagli altri ragazzi”.

La vecchia politica era qualcosa da superare e sostituire, con una logica che suggeriva che Blair, Macron e altri leader di questo nuovo stampo potessero realizzare la volontà popolare e tradurla in modo efficace ed efficiente in politica.
La ragione per l’ascesa di questa nuova logica sarà familiare dalla politica dell’ultimo decennio:

lo svuotamento della democrazia da parte di partiti professionali, piuttosto che di massa.

L’argomento è che questi partiti centristi hanno formato cartelli e hanno gareggiato su un terreno politico sempre più ristretto basato sulla competenza a governare piuttosto che su qualsiasi programma ispirato ideologicamente progettato per realizzare la buona vita per i suoi sostenitori e altri membri della politica.

Ciò ha lasciato un vuoto che i movimenti e i partiti populisti come il,

  • Movimento Cinque Stelle
  • Fronte Nazionale
  • Partito per l’indipendenza del Regno Unito
  • Podemo,

…sfruttato e riempito durante gli anni 2010.
Bickerton e Invernizzi Accetti non vedono questa nuova logica politica come benigna.

Questa non è un’analisi che vede il populismo come un antidoto alla conquista tecnocratica della democrazia. In effetti, sostengono che il tecnopopulismo diminuisce la qualità della democrazia contemporanea restringendo l’orizzonte delle possibilità.

Sottolineano che i tecnopopulisti non pretendono mai – nonostante il titolo del libro di Macron – di essere rivoluzionari.

Invece, intendono solo fare meglio ciò che già esiste:

  • rendere i confini più forti
  • educare meglio
  • gestire le città in modo più efficiente
  • rendi l’America di nuovo grande…

Avendo notato le carenze del tecnopopulismo, gli autori suggeriscono una soluzione fuori moda:

partiti politici, e in particolare i loro “quadri direttivi”, i sostenitori ideologici del partito e il suo cuore operativo e organizzativo.

Se fosse i proletari che erano la grande speranza di George Orwell ‘s 1984, allora è il middle manager che svolgono questa parte per Bickerton e Invernizzi Accetti. La ragione di ciò è che, a loro avviso, questi individui hanno atteggiamenti e opinioni che di solito sono più profondamente radicati ed estremi di quelli della leadership e dell’elettorato.

Di conseguenza, se liberati dalle strutture interne antidemocratiche dei partiti esistenti, i quadri intermedi aiuterebbero a differenziare i partiti l’uno dall’altro e ci salverebbero dal flagello della politica di valenza e dai suoi orizzonti ristretti dell’immaginazione politica.

C’è un’obiezione immediata a questa idea:

Jeremy Corbyn

L’esperienza del Partito laburista britannico sotto la sua guida suggerisce che la differenziazione dei partiti potrebbe andare a scapito dell’eleggibilità.

L’altra obiezione è che l’idea di presentarsi alla proverbiale riunione del ramo in un piovoso martedì sera sperando in un quorum difficilmente entusiasmerà molte persone in politica.

Nonostante l’idea generale degli autori che i partiti e gli altri organismi intermediari siano sia il problema che la soluzione, a patto che possano essere democratizzati essi stessi, è una soluzione che vale la pena considerare (ed è probabile che i tecnopopulisti si oppongano).

Bickerton e Invernizzi Accetti hanno dato un contributo inedito e significativo al vivace dibattito sui pro e i contro del populismo

Sottolineano giustamente che la tecnocrazia non ha guadagnato la stessa attenzione – o disprezzo – del populismo. Sarebbe stato comunque proficuo vedere qualche considerazione sul rapporto tra tecnopopulismo e nazionalismo.

Con l’eccezione di alcuni movimenti populisti mediterranei dei primi anni 2010, è raro vedere un movimento populista che non abbia alcuna relazione con il nazionalismo.

Anche gli esemplari tecnopopulisti, Blair e Macron, hanno lanciato il loro appello in contesti nazionali (“New Labour, New Britain” e il repubblicanesimo di Macron).

Questa relazione è importante perché i tecnopopulisti più recenti come Boris Johnson sono stati in grado di sfruttare efficacemente i legami tra nazionalismo e tecnopopulismo a proprio vantaggio politico.

L’affermazione degli autori che populismo e tecnocrazia non sono né opposti politici né cure reciproche è innovativa e persuasiva.

Introducendo il concetto di tecnopopulismo, questo libro ci aiuta a far avanzare la nostra comprensione della relazione tra populismo e tecnocrazia e della loro desiderabilità per la democrazia, offrendo al contempo suggerimenti per spostare l’immaginazione politica oltre i vincoli ideativi di entrambi…

Pubblicato su: https://www.bibliotecapleyades.net/sociopolitica2/sociopol_technocracy08.htmhttps://www.bibliotecapleyades.net/sociopolitica2/sociopol_technocracy08.htm

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Sappiamo che qualcosa sta arrivando e non è necessario essere sensitivi

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FEMA CAMP
Campi FEMA

I LOCKDOWNS SONO QUASI FINITI? NON SARANNO MAI FINITI! LA FASE DUE È PRONTA PER INIZIARE !!!

Inserito da Dave Hodges

Le mie fonti mi dicono che covid non è la vera minaccia per il popolo degli Stati Uniti e del mondo. Come sospettavo e scrivevo nel 2014, la vera minaccia per i livelli di popolazione nel mondo è l’Ebola. 

Il mondo ha reagito in modo esagerato al covid poiché ha un impatto solo su una piccola percentuale della popolazione. Sappiamo che qualcosa sta arrivando e non è necessario essere sensitivi. Ieri, il direttore del CDC ha rilasciato la dichiarazione più antiscientifica che abbia mai sentito da un funzionario della sanità pubblica.

Non citando dati, nessuna causa preventiva, ha detto: “Sento un senso di morte imminente”. Perché una persona in una posizione di fiducia dovrebbe fare una dichiarazione così infondata che potrebbe aver causato un panico diffuso? Perché Biden, di fronte alla riapertura dell’America, avrebbe detto ai 50 governatori che avrebbero dovuto ripristinare il mandato della maschera? La risposta ha due possibilità. In primo luogo, la risposta sembra, in superficie per essere semplice, sanno che qualcosa di grande sta arrivando sono personalmente spaventati.La seconda possibilità è che questi funzionari non si preoccupino della salute ma di sottomettere le masse.

I blocchi non funzionano o vengono rimossi. L’America sta lentamente abbandonando lo stato di essere agli arresti domiciliari mentre la nostra economia è stata intenzionalmente distrutta e numeri falsi covid hanno giustificato quanto fossero ampi i tassi di infezione. Ho sempre detto che il vero scopo dietro la plandemia era quello di portare quanti più americani possibile nei campi per eliminare i populisti che sostenevano Trump perché sono un pericolo per l’emergente conquista comunista dell’America.

Ho sempre detto che il vero scopo dietro la plandemia era quello di portare quanti più americani possibile nei campi per eliminare i populisti che sostenevano Trump perché sono un pericolo per l’emergente conquista comunista dell’America.Ho sempre detto che il vero scopo dietro la plandemia era quello di portare quanti più americani possibile nei campi per eliminare i populisti che sostenevano Trump perché sono un pericolo per l’emergente conquista comunista dell’America. 

Credo fermamente che un colpo mortale stia ancora arrivando sulla nostra strada, probabilmente Ebola. Tuttavia, l’eliminazione degli oppositori americani a un nuovo ordine comunista mondiale, è l’obiettivo a breve termine e ho la prova di ciò che viene affermato qui. Il mio stato dell’Arizona, ha la capacità di portarti fuori strada in nome di una pandemia, reale o immaginaria, di cui potresti non essere più sentito.

La legislazione è modellata sui protocolli dei servizi sanitari umani per trattare un patogeno come l’Ebola. Un giorno prima che il governatore dell’Arizona, Doug Ducey revocasse il mandato statale sulle maschere, inviò 41 milioni di dollari in aria covida a 100.000 persone della contea di Mohave. Non ti sembra strano? Dalle mie discussioni con addetti ai lavori fidati, sono giunto alla conclusione che l’incarcerazione di massa è vicina.I confini domestici verranno ripristinati in alcuni casi in cui la domanda di covid supera l’offerta. 

Uno dei motivi per cui credo che l’incarcerazione di massa (cioè un’epurazione) stia arrivando è a causa dell’autorità data al governatore dell’Arizona. Ci sono ottime possibilità che il tuo stato abbia leggi simili. La maggior parte di voi non crederà alle affermazioni in questo articolo. Tuttavia, vengono forniti collegamenti e cronologia. Non c’è dubbio su ciò che viene rivendicato qui. I campi di concentramento sono proprio dietro l’angolo. 

L’Arkansas, presunte vittime di CV-19, sono state trasportate in quella che chiamerei una struttura medica di legge marziale della FEMA. Questo non è un incidente isolato. L’Arizona ha concesso al governatore, Doug Ducey, l’autorità per creare, gestire e mantenere i campi di concentramento. I campi sono presumibilmente per un agente patogeno mortale da cui è determinata la quarantena necessaria. Tuttavia, è il governatore che prende questa decisione, non un consiglio di sanità né il legislatore statale. Questa è la creazione di una dittatura della legge marziale medica. Segue le linee guida HHS per ESF # 8-14.

Attualmente ad Airzona e presumo anche nel vostro stato, lo stato può imprigionarvi per sintomi “sospetti” e possono vaccinare forzatamente altre cure su una o più persone. In breve, i governatori si stanno concedendo l’autorità per avere il controllo completo sulla tua libertà, sul tuo corpo e persino sulla tua vita. 

Gli estratti della statua dell’Arizona sono elencati di seguito in relazione all’argomento in questione. Le mie risposte alle singole parti di questa tirannia sono elencate nella documentazione in grassetto. 

QUI la versione intera in lingua inglese

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La fomentazione e ascesa del tecnopopulismo

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Wikipedia Commons

L’istabilità globale e l’ascesa del tecnopulismo

di Andy Langenkamp dal Sito Web TheHill traduzione di Nicoletta Marino Versione originale in inglese

Andy Langenkamp è analista politico senior presso ECR Research e commentatore politico, specializzato nella valutazione delle ripercussioni sui mercati finanziari di eventi economici e geopolitici.

 

Le persone di sinistra si ribellano nelle strade di tutto il mondo per protestare contro qualsiasi status quo esistente, ma mentre si fondono inconsapevolmente con la tecnocrazia che potrebbero per principio anche odiare, stanno fomentando l’ascesa del tecnopopulismo.

fonte

 

Il mondo sta diventando più instabile

 

Dalle nazioni in via di sviluppo ai paesi ricchi, le persone scendono in strada.

Le proteste stanno portando a spargimenti di sangue dal Sud America all’Asia. Le ragioni delle proteste sono diverse, ma ci sono una serie di domande latenti:

Perché non tutti beneficiano in egual misura dell’aumento della prosperità?

Perché le nostre libertà sono colpite?

Perché le élite politiche si arricchiscono?

 

Le manifestazioni e il profondo malcontento possono essere ricondotti alla crisi del neoliberalismo e alla risposta populista a questo.

Le proteste possono quindi essere viste come una faccia della medaglia, con l’altra che è la cuspide dell’America corporativa che chiede un focus oltre l’onnipotente azionista.

Ad agosto, la Business Roundtable (BR) ha preso le distanze dall’adagio secondo cui l’unica ragione di esistenza delle società è quella di soddisfare i propri azionisti, sostenendo che anche gli interessi dei dipendenti, dei clienti e della società nel loro insieme dovrebbero avere un posto di rilievo nelle operazioni del mondo degli affari.

L’appello di BR arriva quando le élite imprenditoriali temono che i governi e le popolazioni prendano in mano la situazione, ad esempio attraverso imposte molto più elevate su profitti, espropri, frazionamento di società, ecc.

In sostanza, la più importante questione politico-economica contemporanea è come riunire tre obiettivi nel miglior modo possibile:

  • crescita economica ragionevole o elevata
  • una divisione più equa della prosperità (è ovviamente possibile discutere all’infinito di ciò che è giusto)
  • la protezione della terra, in modo che anche le generazioni future possano condurre una vita buona

 

Il populismo potrebbe offrire qualcosa di buono in questo senso, se ha davvero svegliato l’élite e incoraggiato le riforme prima che l’intero sistema minacci di essere abbattuto.

La storia degli Stati Uniti ce lo dimostra…

Alla fine del 19°secolo, la disuguaglianza era sfuggita al controllo. Il passaggio da una società agricola a una industriale ha fatto sì che in particolare molti agricoltori finissero in bancarotta.

Una depressione di 10 anni, dal 1873 in poi, causò ancora più sofferenza. Il governo era abbastanza impotente e fece poco.

L’emergente ondata di populismo ha trovato la sua espressione nel Partito Popolare, noto anche come Partito Populista, e nel suo programma di partito, la Piattaforma Omaha del 1892 c’era il seguente frammento:

 

Ci troviamo nel mezzo di una nazione portata sull’orlo della rovina morale, politica e materiale.

La corruzione domina l’urna, le legislature, il congresso e tocca persino la veste d’ermellino.

 

Le persone sono demoralizzate…

Le istituzioni erano molto preoccupate.

 

Per molto tempo, è parso che il Partito Populista fosse sulla buona strada per prendere il potere, ma è crollato.

Tuttavia, ha aperto la strada alle riforme delle istituzioni politiche ed economiche da parte dei presidenti Roosevelt, Taft e Wilson, che hanno contribuito a rendere la democrazia capitalista più gratificante per le masse e a prevenire il collasso dell’intero sistema.

In questo senso, il populismo è radicato nella democrazia ed è forse un meccanismo di correzione necessario.

Come affermano Daron Acemoglu e James A. Robinson:

 

Quando lo stato e le élite diventano troppo potenti, aprono la strada al dispotismo che mette a tacere o costringe gli altri a seguirlo (pensate alla Cina).

Ma… quando quelle che non sono élite diventano troppo potenti, il risultato non è la libertà ma lo sgregamento dello stato.

Mentre disobbediscono e smantellano le istituzioni statali, quelle istituzioni si atrofizzano, le leggi diventano inefficaci, la libertà viene erosa e le funzioni chiave del governo sono emarginate.

 

Il pendolo oscilla continuamente avanti e indietro tra la troppa potenza dell’élite e la ribellione delle masse.

È importante seguire una via di mezzo – con l’elite insediata in modo abbastanza sicuro tanto da facilitare il corretto funzionamento delle istituzioni della democrazia capitalista, ma non nella misura in cui prevalgano il clientelismo e la corruzione.

Allo stesso tempo, la società nel suo insieme dovrebbe beneficiare sufficientemente della crescita della prosperità ed essere sicura nella consapevolezza di poter chiamare l’élite a renderne conto quando è necessario. Le parti si sono allontanate troppo da questo corso intermedio.

 

– Da un lato, c’è il campo con un atteggiamento TINA(There Is No Althernative):

non esiste alternativa alla democrazia liberale.

A volte sono diventati ciechi ai lati oscuri della democrazia liberale, e questo ha portato a una tecnocrazia che è sfuggita al controllo, con i politici che sono essenzialmente manager.

 

– D’altra parte, hai i nazionalisti come contromovimento, che si stanno spostando verso l’autoritarismo in molti luoghi costringendo i giudici a ritirarsi, soffocando la stampa e inclinando il campo da gioco in modo permanente contro gli avversari.

Molte delle attuali proteste in tutto il mondo sono il risultato di sistemi politici che offrono risposte inadeguate agli eccessi e agli spiacevoli effetti collaterali della globalizzazione, del libero mercato e delle burocrazie soffocanti.

Le persone stanno cercando febbrilmente modi di conciliare crescita, maggiore uguaglianza e sostenibilità in un’era di globalizzazione, l’enorme potere delle multinazionali e le forme di corruzione del vertice che sono chiaramente più visibili grazie a Internet e ad altre tecnologie moderne, mentre le proteste possono anche guadagnare slancio più facilmente.

Un’interazione negativa nasce tra più disordini e una crescita globale bassa persistente.

 

L’FMI e altre organizzazioni hanno continuato a ridurre le previsioni di crescita. Il dollaro si rafforzerà a medio termine, in parte a causa dello status di bene rifugio sicuro che ha ancora. Anche i prezzi delle materie prime continueranno ad essere sotto pressione.

Ciò è sfavorevole a molti mercati emergenti che sono già colpiti dalla turbolenza:

 

dipendono generalmente dalle esportazioni di materie prime e hanno stipulato enormi quantità di prestiti in dollari, il che rende i loro debiti sempre più difficili da sopportare.

 

Questo crea ancora più insoddisfazione e minaccia di innescare un circolo vizioso.

Inoltre, perché queste economie emergenti hanno popolazioni molto giovani e i giovani hanno maggiori probabilità di scendere in piazza.

Poi è probabile che la frustrazione continui ad aumentare, poiché l’ascesa democratica si è arrestata in tutto il mondo e le proteste sono certamente aumentate, ma il loro tasso di successo è diminuito enormemente.

Due decenni fa, sette proteste su 10 che chiedevano grandi riforme hanno portato a cambiamenti.

Dalla metà del decennio precedente, questa percentuale è scesa costantemente al 30 percento.

L’instabilità mondiale crea anche ancora più incertezza tra multinazionali nei paesi occidentali sulla sostenibilità delle catene di produzione internazionali.

 

Questo li costringe a continuare a ridurre gli investimenti e assumere meno nuovo personale.

Chiaramente, a questo punto, gli sviluppi politici globali indicano un rafforzamento della pressione al ribasso sulla crescita economica invece di agire come fattori scatenanti per affrontare la debole crescita in misura sufficiente.

Fonte: https://www.bibliotecapleyades.net/

 

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Un bailamme economico-finanziario-climatico

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Italia sotto attacco: finanziario e climatico?

 

di marceellopamio 

 

Il periodo storico che stiamo vivendo attualmente in Italia è certamente molto pregnante sotto vari punti di vista.

 

Nonostante i tentativi beceri del Sistema di deviare l’attenzione pubblica mediante le armi di «distrazioni di massa» (tragedie umane, violenze e stupri di gruppo, innocenti incarcerati, ecc.), quello che sta avvenendo è scandaloso. E quello che sta avvenendo non deve essere percepito dal popolo-gregge. 

 

Il nocciolo della questione è questo: che piaccia o meno (che sia coerente o meno) in Italia c’è un governo democraticamente eletto dai cittadini. Abbiamo avuto una serie di governi tecnici (tecnicamente governi golpisti) che nessuno aveva voluto e/o votato. L’ultimo in ordine cronologico, sicuramente il più scandaloso, quello del Pd è stato una emanazione diretta dei Poteri Forti internazionali, e i risultati sono sotto gli occhi di coloro che ancora hanno dei neuroni adibiti a trasdurre la realtà: distruzione sistematica dello stato sociale.

 

Ora (apparentemente) le cose, anche a livelli internazionali, hanno preso un’altra piega, per qualcuno inaspettata: l’elezione di Donald Trump negli States, l’uscita dalla zona euro dell’Inghilterra e qui da noi l’elezione di un governo per così dire popolare.

 

Veniamo al punto: il governo giallo-verde, secondo l’establishment dittatoriale europeo, avrebbe la grave colpa di essere un governo populista, quindi molto pericoloso per la stabilità del Sistema stesso.

 

Certi Poteri stanno temendo l’effetto domino: l’Italia potrebbe infatti essere un esempio per altri paesi e quindi generare a cascata una deriva destabilizzante per l’ordine costituito. Per questo e altri motivi si deve fermare con ogni mezzo lecito o meno. 

 

Attacco speculativo e finanziario

 

Esistono vari strumenti per far ritornare all’ovile la pecora nera smarrita: dalle agenzie di rating, al fantomatico spread.

 

Le agenzie di rating sono nate agli inizi del Novecento negli Stati Uniti e hanno lo scopo di analizzare la solidità finanziaria di soggetti quali stati, enti, governi, imprese, banche, assicurazioni. Le principali agenzie sono tutte statunitensi: Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch.

 

Il rating, che valuta l’entità del rischio di credito, si divide in due principali categorie: il rischio commerciale ed il rischio paese, ma non misura altri tipi di rischi quale il rischio di tasso o di cambio, ecc. La valutazione della capacità del debitore di far fronte al rimborso del proprio debito finanziario viene fornita ricorrendo ad una scala alfabetica, che va da un valore massimo ad uno minimo.

Un monitoraggio effettuato dall’Adusbef su oltre 1.000 “report” emessi a pagamento dalle maggiori agenzie di rating, anche di origine bancaria, ha rappresentato la prova che tali rapporti sono risultati sballati al 91% ed efficaci al 9%. 

 

Quando le agenzie diffondono su internet, tramite lettere finanziarie o stampa specializzata i loro reports su società quotate, i consigli (ad acquistare: buy; vendere: sell; o tenere: hold ) 9 volte su 10 si sono rivelati vere e proprie bufale a danno dei risparmiatori i quali hanno messo a repentaglio il loro risparmio, con perdite maggiori rispetto alla loro normale capacità di investimento.

 

Le società di rating essendo pagate dai committenti e non dagli investitori, sono portatrici sane di un conflitto di interessi gravissimo.

 

Il 19 ottobre 2006, 2 delle 3 agenzie di rating che agiscono in regime di oligopolio, hanno declassato l’Italia, hanno dato cioè un voto negativo alla capacità dell’Italia di gestire la sua economia.

 

Non è la prima volta che questo accade, infatti nell’agosto 1992, Standard & Poor’s declassava il debito italiano e casualmente a settembre, l’ebreo ungherese George Soros, speculava sterlina contro lira.

 

Il risultato è stato la svalutazione del 30% della lira, uscita dallo SME (mercato europeo) e l’apertura ai capitali anglo-statunitensi che sono entrati nel nostro paese per comprare a prezzi stracciati aziende e società importanti come Iri, Enel, Ina, Eni, Cirio, ecc.

 

Grazie alla deregolamentazione dell’economia, queste agenzie sono diventate il “Grande Fratello” finanziario e hanno progressivamente accumulato un potere immenso, superiore a quello degli stati e delle banche centrali, determinando le decisioni di tutti gli attori economici globali. 

 

Dietro le agenzie…

 

Le «tre sorelle» del rating non sono solamente l’espressione dell’intreccio dominante delle multinazionali, ma una vera e propria struttura organizzata delle principali banche planetarie che controllano il sistema finanziario e debitorio delle nazioni e di tutti i settori dell’economia sia privata che pubblica. 

 

Dietro le potentissime agenzie ci sono infatti i soliti noti, come Capital World Investors, The Vanguard Group, BlackRock Fund Advisors, State Street Global Advisors.

 

Eccoli qua i signori della finanzia internazionale, coloro che decidono le sorti di società, multinazionali, governi e paesi. 

 

Attacco all’Italia

 

E’ fuori da ogni discussione che nel nostro paese sta imperversando dall’esterno una vera e propria dittatura finanziaria e politica (Commissione Europea e banchieri internazionali) che a colpi di normative, spread e declassamenti vuole da una parte avvertire il governo di turno, e dall’altra intimorire le masse mediante spauracchi.

 

Si tratta di strategie magistrali che hanno lo scopo di indurre nel cervello delle persone la paura del cambiamento. E’ sempre meglio che le masse «preferiscano rimanere nelle loro catene abbandonando ogni velleità di liberazione».[1] 

 

La paura di perdere denari, di inficiare il tasso del mutuo, di perdere valore di acquisto sta letteralmente bloccando e condizionando milioni di coscienze.

 

Una conferma arriva da «Zero Hedge», uno dei più importanti siti economici alternativi americano.

 

«L’Establishment europeo ha appena dichiarato guerra all’Italia» è il titolo con cui Zero Hedge commenta un’intervista alla CNBC di Jeroen Dijsselbloem, l’ex ministro delle finanze olandese che è stato presidente dell’Eurogruppo.

 

Nell’intervista Dijsselbloem invita apertamente la speculazione a lanciare un attacco alle finanze italiane, spiegando loro (ai mercati) esattamente come devono fare.[2] 

 

La cosa gravissima è queste dichiarazioni sono uscite dalla bocca di un «consigliere strategico del Meccanismo Europeo di Stabilità, EMS», ossia quell’istituzione europea che dovrebbe fornire assistenza ai paesi dell’area euro che sono in crisi economica, e al quale l’Italia partecipa con più di 125 miliardi di euro, di cui oltre 14 miliardi già versati. 

 

Ci si mette pure il clima

 

Non bastavano le critiche e gli attacchi politici da parte dell’Unione Europea, le speculazioni da parte delle istituzioni finanziarie globaliste, ora ci si mette anche il clima.

 

Il cambiamento climatico è oramai una verità oggettiva fuori da ogni discussione, se poi sia un fenomeno ciclico naturale o del tutto innaturale causato dall’uomo, questo è un altro discorso.

 

In questa sede interessa solo la guerra climatica. Usciamo una volta per tutte dall’aureola della cospirazione perché oggi sappiamo che la «guerra climatica» è una triste realtà. Lo sappiamo anche grazie alla denuncia di Fabio Mini, generale della Nato.

 

Secondo Mini: «La guerra ambientale non è più solo una ipotesi: è già in atto. Ma guai a dirlo, si passa per pazzi».

 

«La bomba climatica è la nuova arma di distruzione di massa a cui si sta lavorando in gran segreto per acquisire vantaggi inimmaginabili su scala planetaria. Alluvioni, terremoti, tsunami, siccità, cataclismi. Uno scenario che purtroppo non è più fantascienza».

 

«I militari hanno già la capacità di condizionare l’ambiente: tornado, uragani, terremoti e tsunami alterati o addirittura provocati dall’uomo sono una possibilità concreta»[3] 

 

Se è vero quello che dice il generale, oggi i militari possiedono e usano una tecnologia in grado di modificare a proprio piacimento il clima di una regione.

 

Per cui se il governo di un paese qualsiasi non si sta comportando secondo il ruolino di marcia imposto dal regime, il Sistema può interferire direttamente e/o indirettamente sul clima (Haarp, scie chimiche, ecc. ma anche sul lato economico-finanziario e sanitario con epidemie) facendo piegare le ginocchia ai governanti di turno.

 

Viene da sé che in uno stato di calamità o di crisi diventa molto complesso portare avanti le proprie politiche per chi è al comando, anche perché essendo ancora dentro il meccanismo europeo (vera e propria prigione che ha di fatto cancellato le sovranità), non si possono mettere in atto politiche economiche e monetarie (stampare moneta per esempio), per cui si finirà incastrati ancor di più nella morsa degli aguzzini. A meno che… 

 

Con questo non si vuole affermare che la situazione post-apocalittica che stiamo vivendo in queste ore in Italia sia una macchinazione diabolica di qualche mente perversa, ma la sincronicità quasi perfetta con gli altri accadimenti economico-finanziari fa sorgere almeno qualche dubbio…

 

Nonostante tutto questo bailamme economico-finanziario-climatico, il Regime che sta facendo di tutto per non perdere il potere acquisito è prossimo al collasso. E lo sanno alla perfezione.

 

Quello che è in atto – ignorato e oscurato volutamente dai media mainstream – è un profondissimo e inesorabile risveglio di coscienze. Certamente un processo lento, ma inesorabile e inarrestabile.

 

E va anche detto che dietro a questo movimento, altri governi stanno lavorando nell’ombra, non per contrastarlo ma per agevolarlo…

 

Note

 

[1] Diego Fusaro citazione  

 

[2] «Hanno progettato il golpe. Per aggiotaggio», Maurizio Blondet, www.maurizioblondet.it/hanno-progettato-il-golpe-dijsselbloem-lo-ha-ammesso/  

 

[3] «Clima impazzito? No è guerra climatica» Fabio Mini generale Nato,  http://retenews24.it/clima-impazzito-no-e-guerra-climatica-parla-il-generale-nato-ecco-costa-accadendo-davvero-e-cosa-accadra-entro-il-2025/

 

Fonte: https://disinformazione.it/ 

 

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Almanacco di luglio 2018

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LA CHIESA CONDANNA SALVINI, MA CON CHE FACCIA? (mettere preti, immobili e miliardi dove stanno le preghiere) 

di Paolo Barnard

La Chiesa di Bergoglio si cucia la bocca prima di condannare Salvini, ipocriti.

E’ facile sparare su Matteo Salvini il “razzista”, il “sorridente sui cadaveri color scuro”, perché Matteo Salvini è in effetti colpevole di ambiguità umanitaria. Primo, non ha mai preso chiare distanze dal razzismo becero e disumano a cui il suo trionfo ha dato la stura in Italia. Chi non vive sui Social non immagina l’orda di bruti e soprattutto brute fasci-nazi-razzisti che dilaga là fuori al grido “Non toccate Salvini” e il porcile agghiacciante che arrivano a pronunciare su quella che è una tragedia storica. Secondo, il leader leghista si contenta di risbattere il problema là dove si è originato, e non ha neppure l’ombra di un disegno politico sistemico di cui l’Italia si faccia portavoce nel G7 per fermare gli immensi flussi (fra 12 anni 1,3 miliardi d’indiani avranno la metà dell’acqua per vivere, e dove vanno?). Questo è meno che umano nel momento in cui Salvini non dice che i migranti, soprattutto quelli economici, hanno crediti di trilioni di dollari e di centinaia di milioni di vittime verso le nostre società, perché sulle loro risorse è stato creato tutto ciò che abbiamo, e ancora accade. Sarebbe gradito che un Paolo Becchi suggerisse a Matteo Salvini di rimediare con urgenza a entrambi i punti, mentre giustamente ferma gli arrivi caotici in Italia.

Ma che a crocifiggere il leghista sia la Chiesa è molto oltre l’inaccettabile.

Nel 2014 il Ministro delle Finanze Vaticane, Cardinale George Pell, disse che “… abbiamo scoperto centinaia di milioni di euro nascosti in conti dimenticati di cui non avevamo rendicontazione”. E questi sono solo gli spiccioli di Papa Bergoglio.

Secondo l’International Business Times, il Vaticano gestisce strumenti d’investimento per 6 miliardi di euro; ha 700 milioni investiti sulle Borse; tiene 20 milioni di dollari in oro alla Federal Reserve in USA.

Il gioielliere Bulgari a Londra paga l’affitto alla Chiesa di Roma in uno dei palazzi meglio prezzati del mondo a New Bond Street. L’investment bank Altium Capital idem, nella prestigiosa St James’s Square. Secondo il Consiglio d’Europa il merchant banker dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA), Paolo Mennini, nel 2012 da solo gestiva 680 milioni di euro per i Cardinali, i quali solamente dallo IOR ricevono dividendi per 60 milioni annui.

I valori delle proprietà immobiliari usate per profitto commerciale e speculativo dalla Santa Sede sono impossibili da calcolare, ma ecco un’idea: il Sole24Ore ha stimato che la sola ‘agenzia immobiliare’ vaticana chiamata APSA, diretta fino al 2016 dal Cardinale Domenico Calcagno, gestisce 10 miliardi di euro in immobili commerciali (esclusi quindi chiese, canoniche, seminari ecc.) che, si ribadisce, è solo una vaga idea del totale in mano alla Santa Sede nel mondo.

Allora, è accettabile che le ‘belle anime’ cattoliche italiane, di cui l’innominabile Catto-Sinistra è pregna, si permettano di tuonare dalle pagine ad esempio di Famiglia Cristiana contro Salvini perché “ha mosso critiche al mondo cattolico che accoglie i migranti”? Accoglie i migranti? Ah, davvero? E come li accoglie? Con quanti denari concretamente sborsati fra i sopraccitati miliardi che tengono in speculazioni finanziarie e di Borsa? Può la Santa Sede mostrarci le cifre? In quanti immobili milionari che posseggono li hanno accolti, quanti sono stati allestiti per loro? Può la Santa Sede, che millanta di “accogliere”, fornirci le mappe? Ma con che inguardabile faccia questi ipocriti intimidiscono con l’abietta superstizione del senso di colpa il Salvini e i suoi elettori?

Allora, Papa Bergoglio, prima di condannare i peccatori, veda di mettere le gabbane dei suoi preti, i miliardi delle vostre speculazioni e le migliaia di proprietà dove stanno le vostre parole. E se proprio dovete sdoganare la politica leghista sulla tragedia dei migranti come politica criminale contro gli innocenti – che non è, perché al peggio è gretta insensibilità dettata da meschina ignoranza personale o da vere difficoltà economiche – ecco chi davvero ha fatto in epoca contemporanea una politica criminale di massa contro gli innocenti, col crocifisso al collo:

(da un mio articolo di 2 anni fa): “Nel 2012 persino JP Morgan ha dovuto prendere le distanze dallo IOR per sospetti di riciclaggio in armi. Vatileaks, scatenato da Gianluigi Nuzzi, già 3 anni fa rivelava il marciume criminale delle finanza vaticane. Mentre l’adorato Papa Francesco scalava in diligente silenzio i ranghi della Chiesa in Argentina, la P2 con lo IOR e Calvi erano i maggiori canali di forniture di missili Exocet proprio alla Giunta di Buenos Aires (30.000 morti), oltre ad armare criminali di massa e torturatori in Guatemala, Perù, Equador e Nicaragua. E scrive Vittorio Cotesta nel libro Global Society, Cosmopolitanism and Human Rights: “Uno dei maggiori obiettivi di questo network (IOR ecc. nda)… è di sostenere i golpisti che gli Stati Uniti e il Vaticano usano per schiacciare la Teologia della Liberazione”. Papa Francesco ne fu complice ideologico e, in due casi, anche fisico fino al 2013.”

Sono l’ultimo a sostenere Matteo Salvini in Italia, ma odio gli ipocriti. Creano molta più sofferenza dei razzisti, perché sono loro che al temine di epoche di disgustoso finto buonismo (vero PD?) tradiscono i popoli sui diritti fondamentali e li spingono all’aspetto più deteriore del Populismo, quello di rabbia cieca e poi infine anche disumana. Fonte

 

GIUDICE GIULIANO AMATO, ECCO QUAL E’ LO STATO RAZZISTA

 

In Israele sorge un razzismo simile a quello del nazismo ai suoi inizi”. A dirlo non è un suprematista ariano, ma Zeev Sternhell, una delle grandi figure della cultura ebraica: membro dell’Accademia ebraica, docente all’università ebraica di Gerusalemme, storico di valore mondiale – i suoi saggi sulla storia dei fascismi europei sono fonti di riferimento esemplari sul tema. Adesso, in un intervento su Le Monde, Sternhell si domanda: quando precisamente questo stato “nato nel 1948, fondato sulle rovine dell’ebraismo … Leggi tutto

 

L’alleanza del Wifi, è in arrivo al tuo vicinato: Wireless 5G

 

Proprio come ogni nuova tecnologia pretende di offrire lo sviluppo più avanzato; che la loro definizione di progresso curerà i mali della società o faciliterà la vita eliminando la fatica di apparecchi antiquati, la Wifi Alliance è stato organizzato come una rete wireless in tutto il mondo per collegare “tutti e tutto, ovunque” in quanto prometteva “miglioramenti in quasi ogni aspetto della vita quotidiana“.

L’Alleanza, che non ha pretese di potenziali problemi di salute o ambientali, ha ulteriormente proclamato (e potrebbe essere corretto) che ci sono ” più dispositivi wifi che persone sulla terra” . È l’esposizione inevitabile alle tecnologie wireless ubiquitarie in cui si trova il problema.

Poco dopo la scoperta dei xray del 1895, la nuova tecnologia in erba non era priva di rischi per la salute di ustioni e perdita di capelli. Eppure l’uso della radiazione elettromagnetica (EMR) si è evoluto a un ritmo esponenziale drammatico dal giorno di Marie Curie in un settore onnipotente da mille miliardi di dollari creando un mondo totalmente dipendente dalle sue pericolose applicazioni wireless.

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Guerra al cancro: quanti morti dal 1950 ad oggi?

 

Autore marceellopamio

di Marcello Pamio

Quando nel 1971 il Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon firmò il «National Cancer Act», si diede ufficialmente inizio alla «guerra al cancro».
Una guerra violenta, combattuta a colpi di gas vescicanti e napalm in vena. Potremo dire senza sbagliare, l’unica vera guerra mondiale perché portata avanti da tutti i paesi del globo.

 

L’America è sempre stata la direttrice, e non a caso dopo Nixon tutti i presidenti che seguirono fecero lo stesso, e tra questi si distinse Barack Obama che arrivò a paragonare il conflitto alle «Missioni Apollo» della NASA. Infatti secondo lui, con il «Cancer Moonshot Initiative» l’America sfida il cancro: sarà come conquistare la Luna!

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Lettera dalla Spagna nell’anno 2050

 

La tecnocrazia in Europa è garantita, come è chiaramente inteso da molti osservatori.

Questo scenario di un futuro disumanizzato in Spagna, è stato descritto da un Professore di Diritto Costituzionale dell’Unione Europea che vive a Santiago de Compostela.

Attratte nell’illusione,

“Il sovraccarico di informazioni unito a una miriade di insiemi di dati,in assenza di una guida ufficiale hanno reso le persone incapaci di discernere il vero dal falso, il giusto dallo sbagliato, mentre il reale e la realtà sono spariti dalla mente pubblica decenni fa.”

Fonte

Nell’anno 2050, la Spagna, un tempo un orgoglioso impero globale composto da persone tutte di un pezzo, è diventata la copia perfetta di Bruxelles.

Pochi paesi hanno trasformato la loro antropologia in modo così rapido e completo. La modernizzazione, la tecnocratizzazione e l’europeizzazione sono state spinte così drammaticamente da farla sembrare uno stato super-vassallo dell’Unione Europea.

La ricerca della democrazia ha da tempo lasciato il posto alla ricerca della conformità. La cultura spagnola è piatta come una lastra di vetro.

Gli spagnoli sono diventati “i Prussiani del Sud”, in contrasto con i loro ex cugini italiani, portoghesi e latino-americani.

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