PIANETA X



NEI TESTI MESOPOTAMICI LE VERE ORIGINI DELL’UMANITÀ?


 

 

 

QUANDO GLI DEI



ERANO TRA NOI


Antichissime tavolette Sumere rivelerebbero l’esistenza nel
nostro sistema solare di un misterioso pianeta il cui popolo –
gli Anunnaki – avrebbe creato l’essere umano ed edificato le
prime civiltà sulla Terra.

 


Nella storia
dell’archeologia le presunte origini della civiltà hanno subito
diversi spostamenti. Dapprima si credeva che furono i Greci a
dare i natali alla nostra cultura, poi, con i rinvenimenti di
età neolitica, il ruolo d’iniziatrice passò alla magnificenza
egiziana. Ma tra gli studiosi aleggiava un dubbio: gli imperi di
Babilonia e di Assiria, di cui si narra nell’Antico Testamento,
erano precedenti all’epoca egizia? Successive scoperte indussero
gli esperti a portare l’inizio della civiltà più indietro nel
tempo, fino alla fondazione dell’impero Sumero: il 3.000 a.C.
Bassorilievo sumero raffigurante i due "guardiani", o Anunnaki, di fronte all'albero della vitaUlteriori
scavi riportarono alla luce migliaia di tavolette che
riferiscono la storia degli "Dei" di Sumer. Gli Anunnaki
(letteralmente: "Coloro che dal Cielo sono venuti sulla Terra")
sarebbero giunti sul nostro pianeta circa 450.000 anni fa in
cerca di risorse minerarie ed in particolare di oro perché
questo metallo, necessario per risolvere problemi concernenti
l’atmosfera di Nibiru (il pianeta "dell’attraversamento")
scarseggiava.


A Eridu, nel sud
della Mesopotamia, gli Dei attrezzarono il primo avamposto sul
pianeta Terra; l’entità denominata "Enki" era il comandante di
questa spedizione. Dopo 28.000 anni giunse il fratello, Enlil e
furono fondate altre città. Il comando della spedizione passò a
quest’ultimo, dopo che Enki si trasferì in Africa nei pressi
dell’attuale Zimbabwe, per estrarre oro dai vasti giacimenti
presenti nel sottosuolo.

L’Homo
Sapiens e la camera delle creazioni


Dopo un lunghissimo
tempo gli Anunnaki, stanchi di continuare il pesante e gravoso
incarico, decisero di elaborare una soluzione alternativa e
grazie alle loro avanzate conoscenze scientifiche, 300.000 anni
fa effettuarono un esperimento. Al fine di creare una razza di
lavoratori, decisero di manipolare geneticamente, innestandovi
il proprio DNA, una specie di ominidi allora presenti in quell’area.
Tale progetto fu realizzato in collaborazione con la sposa di
Enki: Ninhursag (chiamata significativamente la "Dea Madre" o la
"Sapiente Mami" o anche "Signora che dà la vita") che
ritirandosi nella camera delle creazioni dopo vari tentativi
mostrò tra le sue mani la nuova creatura; era stato generato
l’Homo Sapiens.


Al principio questo
"novello schiavo" venne utilizzato nella "terra delle miniere"
(in Africa), ma ben presto si richiese la sua presenza anche a
Sumer. L’uomo, creato in serie dagli Anunnaki, come tutti gli
ibridi, non era in grado di procreare fino a quando, ad un certo
punto della storia, Enki decise di dargli questa opportunità
senza l’approvazione dei suoi superiori, suscitando notevole
scalpore.In questo sigillo viene rappresentata l'epica della creazione dell'uomo secondo la mitologia sumera
Trascorsero gli anni e avvenne, come recita la Bibbia: "Che i
figli degli Dei videro le figlie dei terrestri e presero per
mogli quelle che piacquero loro più di tutte". Enlil non
apprezzò tale iniziativa e decise di sfruttare un evento di sua
conoscenza per eliminare l’umanità.

Il Diluvio e
la rinascita della civiltà


Gli Anunnaki
sapevano che, entro un breve periodo, sulla Terra si sarebbe
verificata un’immane ed inevitabile catastrofe (avvenuta
all’incirca 13.000 anni fa). Tale cataclisma sarebbe stato
provocato dalla notevole forza gravitazionale esercitata dalla
vicinanza di Nibiru alla Terra. Senza avvertire l’uomo, gli Dei
partirono sulle loro navicelle e tornarono solo quando la furia
degli elementi si placò. Ma Enki, da sempre simpatizzante
dell’umanità, contravvenne alla decisione progettando di
salvarla attraverso una "famiglia prescelta" ed informando del
pericolo un uomo, ricordato nella Bibbia con il nome di Noé. La
divinità decise di fornire le informazioni necessarie alla
costruzione di "un’arca" dove venissero preservate le specie
terrestri dall’imminente disastro. In seguito, quando le
navicelle si posarono sul monte Ararat, grande fu la sorpresa di
Enlil nel constatare che alcuni uomini erano sopravvissuti
all’immane evento.


A quel punto, per
intercessione di Enki, l’umanità fu finalmente accettata in
pieno e gli Dei aprirono la Terra all’uomo. Poiché il diluvio
aveva spazzato via le città, fu deciso di dare la possibilità ai
terrestri di ricostruire una civiltà stabilendosi in tre zone:
nella Valle del Nilo, nella bassa Mesopotamia e nella Valle
dell’Indo. Una quarta area, definita sacra (termine che
originariamente significava "dedicata, riservata") e alla quale
l’uomo non poteva avvicinarsi senza autorizzazione, fu lasciata
agli dei. Questa regione si chiamava Tilmun ("il luogo dei
missili") e, come la traduzione letterale indica chiaramente,
costituiva la nuova base spaziale, dopo che la precedente era
stata cancellata dal diluvio. Numerose leggende narrano gli
sforzi incessanti di alcuni valorosi per giungervi e trovare
"l’albero della vita", capace di renderli immortali. Simili
testimonianze costituiscono la nutrita documentazione
tramandataci dai Sumeri.

Il pianeta X


Perché in seguito
gli Anunnaki abbandonarono la Terra, perché non vissero più con
l’uomo? E, soprattutto – come ha sottolineato Sitchin nei suoi
libri – perché stanno ritornando? Se al primo quesito è arduo
rispondere, il secondo trova conferma in dati astronomici
tangibili e quindi non assimilabili al campo delle ipotesi.
Nibiru, il pianeta degli Anunnaki, starebbe ritornando verso la
Terra, come ha sempre fatto nel passato.In questo sigillo viene rappresentata l'epica della creazione dell'uomo secondo la mitologia sumera
Sino a poco tempo fa gli astronomi erano convinti che Plutone
fosse il pianeta che segnava il limite estremo del nostro
sistema solare. Ricordiamo, per inciso, che Plutone è così
piccolo che, ultimamente, gli è stato negato lo status di
pianeta, declassandolo ad asteroide. Negli ultimi decenni si è
ipotizzata, attraverso un modello matematico, l’esistenza di un
corpo celeste oltre il Sole che con la sua enorme mole
gravitazionale influirebbe sull’orbita delle comete passanti per
l’estrema periferia del sistema solare. Denominato pianeta X
(nel duplice significato di decimo pianeta e di incognita. Vedi:
Extra Terrestre n°6), presenta una massa tre volte superiore a
quella di Giove ed un’orbita contraria a quella degli altri
pianeti. Ma perché crediamo che questo misterioso astro
corrisponda a Nibiru? Proprio per il dato appena riferito: le
tavolette sumere parlano del pianeta degli Dei come di un enorme
corpo celeste con orbita contraria rispetto ai nostri.

 

 

Nibiru torna
ogni 3.600 anni


Gli studiosi
ipotizzano che, se anche non fosse un pianeta, Nibiru comunque
potrebbe essere una nana bruna: una stella più piccola del Sole,
incapace di emettere luce e collassata su se stessa dopo aver
esaurito l’energia contenuta nel proprio nucleo. Ma, a parte
quel poco che gli astronomi possono dirci su Nibiru, possiamo
ancora una volta ricavare delle preziose notizie a riguardo
dalle suddette tavole sumere, sforzandoci però di interpretarne
i dati obiettivamente e non considerarle semplici miti. Nibiru,
ci svelano i Sumeri, avrebbe una perfetta orbita ellittica che
lo fa entrare ed uscire dal nostro sistema solare ogni 3.600
anni. Può quindi venire considerato, a buon diritto,
appartenente al nostro sistema solare, sebbene risulti
invisibile per lungo tempo. Orbiterebbe tra due soli (il nostro
ed uno esterno) che ne costituirebbero i perigei. Quando Nibiru
passa vicino al nostro pianeta, porterebbe degli scompensi
tellurici,vista la sua alta potenza gravitazionale.


Tale affermazione
non vuole essere allarmistica, tanto più che bisogna considerare
la posizione della Terra durante questi passaggi: più si è
vicini e più la possibilità di sommovimenti naturali si
accentua. I Sumeri ci insegnano che il famoso Diluvio sarebbe
stato provocato dall’approssimarsi di Nibiru alla Terra e che la
nascita di tutte le grandi civiltà è sempre stata scandita dal
metronomico lasso di tempo dei fatidici 3.600 anni. Questa
osservazione risulta particolarmente interessante se notiamo che
tutti i popoli antichi avrebbero appreso i fondamenti della loro
cultura da "divinità celesti". Andrea Carusi, ricercatore
dell’Istituto di Astrofisica Spaziale del CNR, sostiene che
l’orbita retrograda del pianeta X ci invita a comprendere che
esso non può essere stato generato con il Sole. Quindi, Nibiru
dev’essere stato "catturato" nel nostro sistema solare in un
secondo tempo. E, guarda caso, questo è proprio quanto
sostengono i "miti" sumeri! Ma, chi fornì alla fiorente civiltà
sumera dei dati astronomici così minuziosi da risultare ancora
oggi esatti? La risposta, secondo Sitchin, è stata e sarà sempre
la stessa: gli Dei o meglio, gli Anunnaki.